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Italia - Toscana
Scoglio del corallo - Punta Pennello
Punta Secca - Punta San Francesco

Giannutri - 4 Novembre 2006
Marcello

Scoglio del Corallo
Il mattino del 4 Novembre 2006, dopo qualche problema con l’ancora, salpiamo per l’isola di Giannutri, ma, prima, ci fermiamo a fare il nostro primo tuffo allo Scoglio del Corallo, davanti al promontorio dell’Argentario. La giornata è bellissima. Splende un tiepido sole e l’acqua è particolarmente invitante. Non sembra davvero novembre! Io conosco perfettamente il punto d’immersione e quindi faccio un briefing molto dettagliato, poi divido il gruppo di sub in tre gruppetti di sei persone ciascuno e, da bravo dive master, conduco il mio gruppo lungo il canyon del corallo. Con me ci sono Angela, Paola, Michele, Giovanni e Eduardo.
Raggiungiamo a nuoto lo scoglio e scendiamo lungo la parete che si affaccia nel canyon.
Il lato sinistro del canyon è uno spettacolo: a causa della corrente, i rami di corallo che ricoprono tutta la parete dai 25 metri in giù sono tutti bianchi perchè i polipi sono espansi nella ricerca di cibo. Illuminato dalle nostre torce il corallo fa un fantastico effetto simile alla neve. Qui è là ci sono dei bei rami di gorgonia rossa, con attaccate diverse uova di gattuccio.
Nuotiamo fino al fondo del canyon, intorno ai 32 metri, poi superiamo la sella che divide lo scoglio affiorante da quello sommerso e giriamo sulla destra. Al nostro passaggio una bella cernia bruna si nasconde tra i massi, mentre alcune murene si ritirano nella loro tana non appena le illuminiamo con le nostre torce. Passiamo sotto ad un bell'arco naturale, con la volta ricoperta da margherite di mare, ed entriamo in una piccola grotta che passa all’interno dello scoglio. All’interno il fondale è sabbioso e una timida musdea si nasconde non appena è investita dal fascio di luce della mia torcia. Usciamo dalla grotta dalla parte opposta e ci ritroviamo nuovamente nel canyon del corallo.
Giriamo alla nostra sinistra superando un grosso scoglio sommerso, sulla cui sommità si trova una grande pinna nobilis e poi scendiamo alla sua base, dove si apre l’ingresso ad un ampio tunnel passante, che attraversa tutto lo scoglio. Nuotiamo sollevati dal fondo, tutto coperto da una spessa coltre di finissimo limo. La volta della grotta è tutta arancione e gialla, a causa delle colonie di astroides e di parazoanthus che l’hanno incrostata, mentre qui è là spuntano gli steli di alcuni spirografi, attaccati a testa in giù sul soffitto, con le loro delicate corone di tentacoli protese alla ricerca di cibo. In una nicchia della roccia sulla sinistra vediamo un grosso grongo che si nasconde nell’oscurità ed è intimorito dalle nostre torce. Paola appena lo vede urla di gioia e di stupore nel suo erogatore ed io mi metto a ridere come un matto. Usciti dal tunnel giriamo sulla destra e attraversiamo il canyon, ritornando alla parete del corallo.
Il tempo di permanenza sul fondo è stato parecchio e siamo già alcuni minuti fuori curva. Saliamo lentamente lungo la parete dello scoglio, facendo la nostra deco in risalita e vediamo alcuni begli scorfani, altre murene che fanno capolino dalle loro tane ed un grosso nudibranco discodoris astromaculato, che se ne sta aggrappato alla roccia. Finiamo la nostra immersione facendo la sosta di sicurezza sul basso pianoro sommerso che si trova alle spalle dello scoglio affiorante e abbiamo ancora il tempo di vedere un grosso polpo nella sua tana protetta dai ciotoli che ha ammucchiato al suo ingresso. Intorno a noi una miriade di castagnole ci accompagna durante la risalita. Riemergiamo e Paola è raggiante per tutte le belle cose che è riuscita a vedere durante l’immersione guidata. Ammetto di essere piuttosto soddisfatto anche io per come ho condotto l’immersione. Un vero divemaster!

Punta Pennello
Terminata la prima immersione verso le 12,45 ci siamo spostati con la
Marea all’isola di Giannutri, dove abbiamo ormeggiato tra Punta Pennello e Cala Maestra. Senza nemmeno pranzare, alle 14 in punto io Angela ed altri 8 sub siamo già in acqua per la seconda immersione della giornata.
L’intenzione era di arrivare alle prime macchine del
Nasim II, sui 30 metri di profondità, ma un’incomprensione sul nostro esatto punto di ormeggio ha fatto sì che nuotassimo per alcuni minuti verso il largo senza vedere altro che… una distesa di sabbia bianca e tanta poseidonia. Arrivati a 36 metri di profondità, senza aver visto l’ombra di un’automobile, decidiamo di fare dietro front per non caricarci eccessivamente di azoto e terminiamo la nostra immersione lungo la parete, nuotando per circa mezz’ora in acqua bassa tra i massi e arrivando sino quasi a Cala Maestra sospinti dalla corrente.
La visibilità è ottima e alcuni di noi si scatenano con le macchine fotografiche a cogliere immagini della stupenda flora e fauna che popola i fondali dell’isola. Una volta riemersi, viene Gennaro a recuperarci con il gommone, evitandoci una lunga nuotata contro corrente.

Mentre noi pranziamo verso le quattro, l’altro gruppo di sub, più fortunato di noi si immerge sulle macchine del
Nasim II e, quando tornano, scopro che… ci siamo ormeggiati sopra! Pazienza.

Punta Secca
La notte trascorre tranquilla a bordo della Marea, cullati dal dolce dondolio delle onde e dal cigolio dei legni che parlano di mare e di avventure.
Alle 7 sono già in piedi e vado a trovare il comandante. Si è alzato un discreto vento da Libeccio e il mare al largo comincia ad incresparsi. Ad ovest verso il Giglio e Montecristo c’è un bel sole, ma ad est verso terra avanzano delle nuvole sempre più grosse. E’ meglio mollare l’ormeggio e spostarsi in un punto più ridossato dell’isola.
Ci dirigiamo allora verso Punta Secca, che delimita l’inizio della zona A del parco marino di Giannutri. Gettata l’ancora, ci prepariamo rapidamente ed io e il mio gruppo di 9 subacquei ci tuffiamo in acqua e aspettiamo che tutti siano pronti attaccati ad una lunga cima filata di poppa che ci impedisce di essere trascinati via dalla corrente. La cima è talmente lunga che ci troviamo praticamente all’inizio della zona di riserva integrale. Alle 9 in punto metto la testa sotto l’acqua e scendo sul fondale di sabbia bianca che si trova a 26 metri. L’acqua è di una limpidezza eccezionale ed è bellissima la prospettiva che si ha del fondale tutto costellato da grosse pinnae nobilis che spuntano tra radi ciuffi di poseidonia.
Arrivati sul fondo la corrente cala parecchio e ci dirigiamo oltre la prosecuzione sommersa della punta. All’ingresso nel parco mi accoglie un bel branco di grossi dentici che nuotano tranquilli, per nulla intimoriti dalla nostra presenza. Raggiunta la parete scendiamo verso il fondo, guardando nelle tante spaccature della roccia, che sono ricche di sorprese. Timide murene si affacciano dalle loro tane, penzolando morbidamente e ritraendosi al nostro passaggio. Grossi scorfani rossi stazionano immobili sulla roccia, confondendosi con ciò che li circonda. Una piccola aragosta agita le sue lunghe antenne, mentre io… la accarezzo con due dita.
All’interno di una piccola nicchia una grossa musdea dal colore bruno chiaro nuota impaurita dalla potente luce delle nostre lampade e non sa se uscire dal buco o appiattirvisi dentro, sperando che la lasciamo tranquilla. Un paio di cernie brune si nascondono sotto ai massi del fondo, mentre noi ci nuotiamo sopra. Arrivati a 43 metri cominciamo una lenta risalita e smaltiamo i pochi minuti di deco accumulati, durante il percorso di ritorno. Sui rami della vegetazione che ricopre la parete si vedono tantissimi piccoli nudibranchi dai colori delicati, che dondolano spinti dalla corrente: moltissime flabellline affinis di color porpora, alcuni dondice banyulensis con le papille dorsali dal caratteristico colore arancione e la bellissima cratena peregrina che ha le papille con la punta violacea. E’ incredibile la bellezza e il colore di questi piccoli tesserini non più grandi di un’unghia. Abituato alle torbide acque della Riviera del Conero, dove m’immergo frequentemente, riesco a distinguerli e a mostrarli a Paola che è sempre più entusiasta essendo alle sue prime immersioni.
Una volta raggiunta la punta, faccio giusto in tempo a terminare la mia sosta di sicurezza di 3 minuti, quando avverto una perdita dal primo stadio del mio erogatore principale e… in un attimo mi si svuota la bombola. Mi si è allentato l’attacco del primo stadio sulla bombola e mi sono perso tutta l’aria rimastami. Sono costretto a gonfiare il mio gav a bocca, ma, per fortuna, riemergo a 20 metri dalla barca e trovo subito Gennaro che prontamente mi lancia una cima dal gommone e mi traina fino a sottobordo alla Marea.
Terminata l’immersione ricarichiamo subito le nostre bombole e ci spostiamo all’altra estremità del parco marino, ancorando davanti a Punta San Francesco, alla fine del Golfo degli Spalmatoi.

Punta San Francesco
A mezzogiorno siamo di nuovo in acqua, ma questa volta io ed Angela ci attardiamo un poco a causa di una perdita dal suo primo stadio e, quando ci tuffiamo, il gruppo se ne è già andato da un quarto d’ora. Doppiamo anche noi la punta e rientriamo nel parco marino, scendendo sino a 41 metri. L’acqua è ancora più limpida e la visibilità - grazie anche al sole che nel frattempo ha ripreso a splendere - supera sicuramente i 50 metri.
Nuotiamo in mezzo a branchi di castagnole e di pesce azzurro, mentre grossi saraghi volteggiano in mezzo al branco di pesce più piccolo. Quando nelle nostre bombole la pressione arriva a 100 bar, ritorniamo indietro ed iniziamo a risalire, smaltendo lentamente i 5 minuti di deco accumulata durante la discesa.
Nuotando tra le rocce incontriamo la coppia Aldo ed Alda, intenti a fare fotografie e ci uniamo a loro per il ritorno verso la barca. Vediamo alcune grosse triglie che brucano il fondo, poi un paio di murene, una grossa musdea di colore chiaro nascosta sotto ad un masso, e due piccole cernie brune che al nostro arrivo scappano a rifugiarsi sotto alle rocce. Senza quasi accorgercene ci ritroviamo sotto alla Marea, che la corrente ha girato ed ha portato verso di noi. Dopo 55 minuti di immersione il sogno è finito.

A bordo ci aspetta l’ultimo pranzo preparato da Gianni: dei buonissimi spaghetti all’amatriciana e una freschissima caprese. Sono passate da poco le quattro, quando facciamo rotta per il rientro a Porto Santo Stefano, mentre il sole comincia a calare sull’orizzonte, lanciando lampi di riflessi rossastri sulle rocce del promontorio dell’Argentario.

- Visita anche il sito personale di Marcello: www.marpola.it -


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