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• Mai dire Viaggi • Racconto Immersione - Italia - Toscana - Argentario - Il brevetto per Decompression Diver - 2007

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Italia - Toscana
Due Decompression Divers… a cinquant'anni suonati
Argentario - Maggio 2007
Marcello

Ma che cosa può spingere una coppia di subacquei (marito e moglie) di oltre cinquant’anni di età, a frequentare un corso introduttivo all’immersione tecnica? Io non lo so bene, eppure è quello che ho fatto ai primi di maggio, assieme a mia moglie Angela, la mia buddy subacquea.

Ormai noi due ci immergiamo da una decina di anni e abbiamo accumulato qualche centinaio di immersioni ciascuno. Spesso ci immergiamo in coppia, anche se io non amo molto la responsabilità di avere accanto la mia compagna della vita e preferisco sentirmi
libero. Ci siamo sempre immersi con l'aria e, con una certa presunzione, abbiamo sempre pensato che la diffusione del nitrox nelle immersioni ricreative sia dovuta più a fattori commerciali che a veri motivi tecnici e di sicurezza. Negli ultimi tempi, però, dato che le nostre immersioni oramai si svolgono quasi costantemente fuori curva e a quote anche piuttosto impegnative, abbiamo considerato con interesse la possibilità di ridurre il carico narcotico della miscela respirata e questo ci ha fatto pensare di passare al trimix. Ma poi ci siamo detti che dover gestire pesanti bibombola e bombole di fase attaccate ai fianchi non era certamente consigliabile per due vecchietti come noi… E così, abbiamo continuato a fare i nostri tuffi con il vecchio e caro EAN21 (la sporca ariaccia, come io amo definirla), con tempi di fondo relativamente modesti e noiose decompressioni a 3 metri di profondità.
Durante questi anni di immersioni abbiamo provato un po’ di tutto, esplorando grotte e relitti, facendo immersioni profonde e immersioni nel lago, ma, io e mia moglie, da alcuni anni abbiamo un sogno nel cassetto: riuscire a fare un tuffo sulla
Grande Signora che si trova al largo di Arenzano, vicino a Genova, posata su di un fondale di un’ottantina di metri. Già, la Grande Signora, la superpetroliera Amoco Milford Haven che, da quando abbiamo scoperto l’emozione delle immersioni sui relitti, ha sempre avuto un fascino magnetico per me ed Angela…
Ma come potevamo fare a pianificare un’immersione sulla coperta del relitto a 54 metri di profondità, con un tempo di fondo
apprezzabile ed una decompressione di almeno mezz’ora? Ci occorreva certamente una maggiore scorta di gas, ma, prima, era assolutamente necessario ampliare le nostre conoscenze teoriche e le nostre abilità pratiche, in modo da poter affrontare un’immersione impegnativa come quella sul relitto della petroliera, con una ragionevole base di sicurezza.

Ha avuto inizio così il nostro
Progetto Haven, che è partito durante l’inverno 2007 ed è tutt'ora in corso. Per prima cosa, abbiamo deciso di conseguire il necessario brevetto Decompression Diver che, però, richiedeva come prerequisito il brevetto Nitrox. Essendo entrambi brevettati dive master SSI ed essendo molto amici di diversi istruttori SSI, la scelta della didattica da utilizzare è stata pressoché obbligata. Motivi logistici ci hanno poi fatto decidere di appoggiarci alla validissima struttura del Centro Immersioni Costa d’Argento di Porto Santo Stefano, dove il responsabile, il nostro carissimo amico Paolo Bausani, è riuscito ad assicurarci la presenza e l’assistenza di un Decompression Instructor SSI, che per cinque giorni interi è stato il nostro personal trainer.

Circa due mesi prima della settimana fissata per il corso, Paolo ci ha fatto avere i manuali SSI dei corsi Enriched Air Nitrox e Decompression Diver e io e mia moglie abbiamo trascorso tutto il mese di marzo e di aprile studiando i manuali e facendo esercizi di pianificazione delle immersioni. Abbiamo anche deciso di ampliare le nostre conoscenze teoriche e quindi, oltre a rileggerci il famoso e ormai datato Deep Diving di Brent Gilliam, abbiamo acquistato altri due manuali: Mixed Gas Diving di Brent Gilliam e Tom Mount e Doing It Right: i fondamentali per immergersi in modo migliore di Jarrod Jablonski. Non contenta di ciò, Angela - che da buon ingegnere vuole sempre
capire il perché delle cose - si è scaricata da Internet vari software decompressivi e si è letta un paio di libri sulla decompressione con utilizzo del computer subacqueo. Insomma... come bagaglio teorico ce n’era abbastanza!

E così, siamo arrivati all’appuntamento del 1° maggio a Porto Santo Stefano con una sufficiente base per poter
digerire più rapidamente le lezioni teoriche e il 2 maggio abbiamo incominciato la full immersion con il nostro istruttore Sandro Costa che, in cinque giorni intensissimi, ci ha portati a conseguire il sospirato brevetto.

Io e mia moglie abbiamo vissuto per quei cinque giorni come se fossimo in un college. Lezioni teoriche alla mattina e al pomeriggio e due o tre immersioni via via sempre più impegnative ogni giorno. Nei rari momenti liberi io ed Angela abbiamo persino trovato il tempo di fare delle immersioni dal pontile del diving a 18-20 metri, per ripassare le varie procedure apprese durante il corso, prendere maggiore confidenza con l’attrezzatura
pesante e ripetere all’infinito gli esercizi previsti dal corso. Abbiamo terminato velocemente il corso Nitrox, superando l’esame teorico senza fare errori e ci siamo fatti le nostre due immersioni in acque libere con EAN32 ed EAN36. Il corso Nitrox era finalizzato solamente a farci apprendere le conoscenze teorico/pratiche necessarie per poter usare miscele arricchite di ossigeno come gas decompressivo. Dopodiché ci siamo interamente dedicati all’apprendimento delle skills necessarie per superare la valutazione finale del corso Decompression.
Non so per quanto tempo abbiamo nuotato in profondità senza maschera, sparato palloni decompressivi e pedagni da varie quote, nuotato respirando in coppia, fatto lo scambio di miscela, utilizzato reels e rocchetti, simulato soste di decompressione nel blu… I ricordi di quei cinque giorni intensissimi trascorsi all’Argentario si accavallano nella mia mente ma, ricordo benissimo un’immersione durata 97 minuti, trascorsi a fare esercizi sul fondo (compreso il ripasso delle prove rescue ma… fatte in acqua profonda), seguita da un’altra immersione di 68 minuti fatta dopo circa un’ora di intervallo di superficie, giusto il tempo necessario per ricaricare le decompressive e per mangiare alcune fette di pane e marmellata per riprendere le nostre forze.
Ricordo che la nostra giornata-tipo al diving iniziava in aula alle 9,00 di mattina e terminava verso le 19,30 dopo aver fatto due o tre immersioni e 4 o 5 ore in aula e ricordo anche che, in quei giorni, appena terminata la cena (che poi era l’unico vero pasto della giornata) io e mia moglie finivamo a letto esausti prima delle dieci!!

Dopo aver superato con successo anche l’esame di teoria del corso Decompression, siamo arrivati con una certa emozione al giorno della valutazione pratica finale. Per effettuare la nostra prova avevamo bisogno di almeno 50 metri di profondità e così siamo andati con il nostro istruttore nelle bellissime acque del Giglio e abbiamo pianificato come immersione principale un tuffo a 52 metri con 20 minuti di tempo di fondo e 30 minuti di decompressione in EAN36.
Ci siamo tuffati all’esterno delle Scole, scendendo giù nel canalone che porta verso il largo e abbiamo condotto un’immersione pressoché perfetta, rispettando precisamente il nostro piano d’immersione.
Tutto è andato bene: il level off, il tempo di fondo, la risalita, lo switch di gas… fino al momento in cui, intorno ai 15 metri di profondità, superando un costone di roccia, siamo stai investiti da una corrente contraria impetuosa, che ha rischiato di compromettere l’esito della nostra valutazione. Immediatamente lo sforzo ci ha provocato una respirazione affannosa e, caricandoci di anidride carbonica, si è innescato un loop che ci ha fatto consumare tantissimo gas della nostra decompressiva. Io mi sono ritrovato a lottare con la corrente e a cercare di trattenere Angela che, pur nuotando forsennatamente, stava per essere trascinata via. Respirando affannosamente e trattenendo aria in eccesso, ho incominciato a diventare troppo positivo ed ho rischiato di saltare le indispensabili tappe di decompressione. Cosa pericolosissima, dato che in quel momento avevo ancora una ventina di minuti di deco da smaltire. E’ stato soltanto con la forza della disperazione che sono riuscito a rimanere aggrappato alla parete e ad assicurarci in qualche modo anche Angela. Ci siamo fermati a ridosso di uno spunzone di roccia quel tanto che ci ha consentito di riprendere una respirazione regolare e, una volta arrivati in acque più tranquille, abbiamo potuto completare la nostra deco secondo la tabella programmata. In quei momenti ero davvero abbattuto e arrabbiato con me stesso e pensavo di avere buttato al vento la mia grande occasione. Chissà quando avremmo potuto ripetere la nostra valutazione…!
Alla fine, dopo 68 minuti di immersione, siamo riusciti a risalire sul gommone piuttosto provati e abbattuti. Io mi sono seduto per terra in un angolo a rimuginare i miei pensieri ed Angela, un po’ più in la, non so a che cosa pensasse. Le nostre facce esprimevano delusione e sconforto, oltre alla grande fatica provata. Ma Sandro, il nostro istruttore, ci ha rassicurati, dicendo che, tenuto conto delle difficoltà incontrate, la prova era superata. Ed è stato allora che Stefano Pieri, Trainer SSI (che a suo tempo era stato il trainer di Sandro) che era a bordo del gommone con un gruppo di allievi subacquei di Firenze, si è rivolto a me e ad Angela e ci ha detto che raramente aveva visto due
vecchietti come noi affrontare un corso con così tanta volontà e determinazione.
Queste parole mi hanno ridato come per incanto tutta l’energia che avevo lasciato la sotto e mi hanno fatto capire che, forse, ero finalmente pronto per andare a trovare la Grande Signora di Genova.

Una decina di giorni dopo aver terminato il corso io e Angela siamo tornati in acqua per un weekend ricreativo all’Isola d’Elba con un gruppo di amici sub di Verona.
Abbiamo deciso, però, di continuare a
mantenerci in forma, proseguendo nei nostri tuffi il più frequentemente possibile e, in luglio, torneremo sicuramente all’Argentario per fare un’altra e decisiva tappa di avvicinamento alla Haven.
Infatti, abbiamo in programma di fare tre immersioni importanti in aria, con decompressione in nitrox: il relitto dell’Anna Bianca a 52 metri e il relitto del Nasim II a 56 metri a Giannutri e, soprattutto, un tuffo alla Secca di Mezzo Canale con il nostro istruttore Sandro Costa, che ormai è diventato un caro amico, e con Simone Paolini dell’Argentario Divers di Porto Ercole. Si tratta di un’immersione nel blu, in un sito dove la forte corrente e la posizione centrale rispetto al canale ideale che divide la costa dell’Argentario dall’isola del Giglio fa sì che si possa incontrare grande pesce di passo in uno scenario mozzafiato caratterizzato da imponenti rami di gorgonie. Un immersione classificata
molto difficile, fatta la quale ci sentiremo finalmente pronti per l’appuntamento che abbiamo a Genova da tanto tempo con… la nostra petroliera!!
E dopo... cosa faremo?
Chi lo può dire.
In fondo, siamo solo due terribili ragazzi di cinquant’anni!!


- Visita anche il sito personale di Marcello: www.marpola.it -


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