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Italia - Lago di Garda - Moniga
Secca del pugnale - Secca della Croce - Relitto del Tritone
Luglio 2006
Marcello

La prima cosa è il silenzio… intenso, fortissimo… rotto solo dal rumore del mio respiro.
Poi l’assenza pressoché totale di colori: tutto mi appare in bianco e nero ed è una sensazione stranissima per chi, come me, è abituato ai colori sgargianti del mare.
La terza cosa è il freddo, un freddo intenso e penetrante, che arriva a farmi perdere la sensibilità delle dita delle mani.
L’ultima cosa che mi ha colpito, è il buio profondo ed impenetrabile che si apre sotto di me e inghiotte ogni cosa. Provo quasi un senso di vertigine nel vedere la parete di nuda roccia scomparire nel nero più cupo fin oltre i 70 metri di profondità, dove la lama di luce della mia torcia non riesce a penetrare.
Questo è il lago o, meglio, questo è il
mio lago, come io l’ho vissuto nella mia prima immersione in acqua dolce, dopo centinaia di tuffi salati.

Immersione alla Secca del Pugnale a Manerba
Finalmente arriva il momento tanto atteso della prima immersione nel lago. Confesso di essere emozionato quasi come la volta del mio primo tuffo, tanti anni fa.
La barca taglia veloce le acque del lago per raggiungere il punto d’immersione sotto alla Rocca di Malerba: Secca del pugnale… Che vorrà dire? Il nome è inquietante come il lago che mi attende. Un rapido briefing di Mark e poi giù dalla barca, in questo strano elemento liquido che mi accoglie come se fosse il mio adorato mare.
L’immersione si svolge molto tranquillamente e rimaniamo sempre in curva di sicurezza. Dapprima, sul cappello della secca, l’acqua è un po’ torbida per la presenza di alghe e fango, ma poi, scendendo ancora, l’acqua diventa cristallina e mi godo un’immersione stupenda.

La mia inquietudine della vigilia si scioglie a mano a mano che scendo e mi compenetro sempre di più in questo nuovo elemento liquido che mi avvolge… Riacquisto quella sensazione di benessere interiore che mi accompagna sempre ogni volta che mi immergo. La cosa che mi colpisce nell’ambiente circostante è soprattutto l’assenza di colori vivaci. La tavolozza di colori sgargianti alla quale sono abituato nei mari in cui di solito mi immergo, qui è tutta sfumata, quasi monocromatica, con una prevalenza di verdastro e giallognolo. Se guardo verso la superficie tutto diviene verde smeraldo. Nessuna tonalità di azzurro. Comunque, questo spettacolo irreale è molto bello. L’atmosfera è magica. Anche il silenzio quaggiù è irreale. Niente
rumore del mare, solo il mio respiro e le lame di luce delle nostre potenti torce che penetrano nell’oscurità più profonda.
Angela mi sta accanto e sorride attraverso i vetri della maschera, mentre Percy e Mark nuotano un po’ più avanti. Ci facciamo dei grandi segni di OK e l’immersione procede per il meglio. Sento solo un po’ di freddo. La mia semistagna da 7 mm. mi protegge a malapena dai 6 gradi di temperatura che troviamo a 40 metri di profondità ed ho le mani un po’ intirizzite, ma non m’importa. Riesco persino a vedere del pesce: tre grosse bottatrici che nuotano proiettando la loro ombra sulla parete ed un’anguilla di lago dal ventre argenteo. Il tempo purtroppo vola (in questo il lago è identico al mare!) ed è il momento di ritornare su.
Risaliamo a quote più tranquille, dove troviamo il relitto di un piccolo motoscafo e un paio di statue di Amore e Venere, poi facciamo la nostra breve sosta di sicurezza e, poco dopo, siamo di nuovo in barca sulla via del ritorno.
Sono raggiante di felicità! Mi sento come un bambino felice appena sceso da una giostra, ma… ho voglia di ritornare ancora sull’ottovolante!

Immersione alla Secca della Croce a Manerba
Al pomeriggio si replica! Questa è l’immersione speciale del famoso
Complediving e tutti vogliono partecipare. L’attesa si consuma tra chiacchiere e partite a briscola (manca solo il litro di vino, ma si sa che prima di un’immersione…), poi verso le 17 tutti in barca!
Due barche piene di subacquei festosi, con brevetti di ogni livello, che ridono e scherzano allegramente. Ci sono persino due tech diver armati di bibombola e decompressiva con trimix, che hanno intenzioni alquanto bellicose. Chick, purtroppo non è dei nostri: è rimasta al diving per gli ultimi preparativi della festa. Di solito, quando i subacquei tornano da un’immersione, sono assetati ed affamati. Sarà dura accontentare oltre venti subacquei festosi!
Il punto d’immersione prescelto per questo secondo tuffo si trova anch’esso sotto alla Rocca di Manerba ed è la parete della Secca della Croce, che sprofonda sino ad oltre 70 metri. Ci dividiamo in vari gruppi. Il mio è formato da Angela, Percy e Stefano (il mitico Fifi) che fa da guida. Decidiamo di fare tutta l’immersione rimanendo sulla batimetrica dei 35 metri e di gustarci la parete tenendola alla nostra sinistra, per poi fare ritorno con la parete sulla destra, non appena arrivati ai 100 bar. Per Stefano si tratta della prima immersione da dive master appena brevettato ed è molto preso dal suo ruolo e dalla sua responsabilità di guida. Per me, invece, è solo la seconda immersione in un lago…
L’immersione è bellissima. Questa parete ha un fascino magico e le emozioni che provo sono ancora più intense che al mattino. Indugio con la mia lampada dentro le spaccature della parete e, ad un tratto, vedo sotto di me una bella bottatrice lunga una quarantina di centimetri, che nuota tranquilla, brucando il cibo. Richiamo l’attenzione del gruppo e la mostro a tutti puntandoci la mia potente torcia. La solita fortuna dei principianti penseranno...
Arriviamo al punto del ritorno rimanendo sempre in curva, alla profondità di 37 metri ed ecco che dal nero del fondo spuntano Yuri e il suo compagno: i due tech che sono andati a farsi un giretto sui 60 metri. Si uniscono a noi e torniamo tutti insieme verso la barca. Facciamo la nostra sosta in acqua libera, attaccati al pedagno che segnala la nostra posizione alle mille barche che sfrecciano sul lago in ogni direzione. Purtroppo la corrente ci porta lontani circa 200 metri dalla barca e ci tocca nuotare contro per dieci minuti prima di raggiungerla. Angela è esausta. Io e Fifi la trainiamo per un po’ e raggiungiamo finalmente la barca.
Risaliamo a bordo stanchi ma felici e, in barca, ci aspettano alcune bottiglie di spumante Müller Turgau ghiacciato, per festeggiare degnamente il secondo compleanno del Diving.

Immersione sul relitto del Tritone a Desenzano del Garda
Il mattino seguente il diving stenta a popolarsi: c’è chi è andato a letto alle sei e, di conseguenza, si sveglia a mezzogiorno. Ma io ed Angela siamo venuti sul Garda per immergerci nel lago e quindi alle 8.30 siamo perfettamente
operativi.
Alle dieci del mattino siamo già con la barca davanti a Desenzano , ormeggiati ad una boa che delimita un’area protetta. Chick ci fa il briefing dell’immersione che ci aspetta. C’è vento e le onde sono piuttosto formate. Se non lo sapessi potrei dire di essere al mare… Mark si porterà in acqua quattro ragazzi olandesi neobrevettati OWD a Sharm; mentre Chick sarà la nostra guida e porterà me ed Angela a vedere qualcosa di particolare.
Scendiamo rapidamente lungo la catena della boa per toglierci dalle onde e, arrivati sul fondo a 6 metri, sistemiamo l’attrezzatura. Poi ci diamo l’OK e partiamo. Il percorso da seguire è tutto sagolato e questo aiuta parecchio, perché la visibilità in questo primo tratto sabbioso del lago è piuttosto scarsa. Arrivati sui 15 metri le cose migliorano parecchio e troviamo una prima piattaforma di cemento, posata sul fondo per potervi effettuare comodamente gli esercizi subacquei. Poi, proseguendo lungo la sagola guida, incontriamo una seconda piattaforma e poi ancora una terza che si trova intorno ai 25 metri ed è appoggiata a sbalzo con due zampe posate sul fondo. Praticamente siamo in una palestra subacquea.
Seguiamo con la torcia la cima che parte dalla piattaforma e prosegue con un’inclinazione di 45 gradi perdendosi nel nero del fondo. Non si vede nulla. Parto io per primo e nuoto seguendo la cima per alcuni metri. Sento nettamente il taglio del termoclino che, di colpo, porta la temperatura dell’acqua a 10 gradi. Un bel fresco, penso, tra me.
E, all’improvviso, vedo apparire la prua di un grosso barcone appoggiato sul fondo del lago in assetto di navigazione. L’acqua quaggiù è straordinariamente limpida. Il relitto del
Tritone giace lì davanti a me, con lo scafo bianco e celeste, perfettamente conservato. Siamo a 38 metri. Chick mi ha detto che l’elica si trova a 42. Non resisto alla tentazione e… entro nella cabina del motoscafo. Mi metto alla grande ruota del timone e la faccio girare. Muovo la leva del gas. Tutto sembra funzionare perfettamente. Non una incrostazione. E, infatti, si vede benissimo un pannello colorato con tutte le bandiere dell’alfabeto del codice della navigazione. Tanti piccoli particolari di un battello che adesso giace immobile nel silenzio del lago, coperto dall’oscurità. Tutto è perfettamente pulito. Non c’è traccia di incrostazioni, né di sedimento. Sembra che la barca sia affondata da pochi giorni è invece Chick mi ha detto che si trova in quella posizione da diversi anni. Magia del lago!
Uscito dalla cabina do un’occhiata al motore dipinto di rosso che si vede attraverso un boccaporto aperto sulla coperta di prua. Poi vedo un’altra cima, che parte dalla prua facendo un angolo diverso da quello che ci ha condotto sul relitto. E’ la cima dell’ancora e, infatti, seguendola per una decina di metri arrivo ad una grande ancora a quattro marre, che si trova agganciata ad un picchetto piantato sul fondo. E’ un percorso attrezzato!
Seguendo un’altra sagola guida, arriviamo al relitto di un grosso barcone in legno senza cabina e con delle grandi panche. Siamo a circa 16 metri di profondità. Pochi istanti dopo arriva Mark con il gruppo degli open olandesi e, in un attimo, si alza una nuvola di sospensione che ci cancella la vista del relitto.
Scappiamo via cercando acque più tranquille e seguiamo un’altra sagola di colore bianco che ci conduce fino ad un grosso masso, poco distante dalla nostra barca. Illumino con la mia torcia le spaccature della roccia e vedo una grande anguilla di lago che si nasconde sotto al masso, facendo brillare il suo ventre d’argento, poi osservo incuriosito un branco di pesci di una specie che non conosco. Che debba fare anche un corso di biologia lacustre?
Appena dietro al roccione c’è una grande statua della Madonna molto particolare, costruita con tantissime viti, dadi, bulloni ed altri pezzi di acciaio saldati tra loro. Siamo a 6 metri di profondità, perciò facciamo alcune foto ricordo e completiamo la nostra sosta di sicurezza a 3 metri, Poi, risaliamo felici in barca dove c’è Fifi che ci aspetta.
Il vento si è calmato.
Il lago sembra più tranquillo e i tetti delle case di Desenzano brillano sotto un sole cocente, poco distanti da noi.

- Visita anche il sito personale di Marcello: www.marpola.it -


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