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Gli Squali
predatori predati


di Alfredo Zappavigna

Anche se in maniera generica, si può affermare che gli squali, occupando il vertice della catena alimentare, non hanno predatori naturali e soltanto uno è l'animale che minaccia quotidianamente la loro esistenza: l'uomo.
Alcune ricerche hanno dimostrato che la paura per gli squali è una paura atavica, nata insieme all'uomo, quando questi ha cominciato ad avere contatti con il mare. Tale paura si è fortemente accentuata a partire dagli anni '70 quando venne prodotta una serie di film dall'inequivocabile titolo
Lo Squalo. Può sembrare paradossale ma proprio questa serie di film ha fortemente influenzato l'idea che l'uomo ha di questi pesci: mostri alla perenne ricerca di prede, che sembrano avere un conto in sospeso con l'uomo.

Altro grande flagello per gli squali è la pesca commerciale che ha come interesse le loro pinne il cui valore economico è molto alto. Queste pinne infatti sono ricercate sul mercato asiatico e vendute alla ristorazione che le trasforma in zuppe dal
teorico valore afrodisiaco. L'enorme pressione di pesca, che fino allo scorso decennio era concentrata prevalentemente sulle coste delle regioni asiatiche, ultimamente sta sconfinando anche in altri paesi incoraggiata dalle elevate rendite economiche. Purtroppo questo è un problema culturale; risulta difficile far capire a popolazioni povere che vivono di pesca che sterminare gli squali può causare un profondo depauperamento dell'ecosistema marino. Attualmente sono una decina le specie considerate a rischio di estinzione e poco si è fatto per salvarle.

Anche facendo immersioni risulta evidente che il numero di squali è in forte diminuzione ed anche i dati relativi alla pesca confermano questa ipotesi.

Tre sono i motivi fondamentali per cui questi animali sopportano con maggiori difficoltà la pressione di pesca rispetto ad altre specie:

  • Elevata età della maturità sessuale: a differenza dei pesci ossei, gli squali raggiungono la maturità sessuale dopo molti anni di vita. La pesca quindi di esemplari subadulti riduce la presenza di esmplari in età riproduttiva
  • Lungo tempo di gestazione: il tempo di maturazione delle uova (negli squali ovipari) va dai tre ai cinque mesi; la gestazione degli embrioni (negli squali vivipari) va dai dodici ai diciotto mesi. L'allungamento dei tempi riproduttivi quindi va a discapito del rapporto nascite/anno. Questo vuol dire che durante la vita media di una femmina il numero di parti (o di deposizioni) non sarà mai molto elevato, a differenza dei pesci ossei che possono deporre le uova anche più volte l'anno.
  • Basso numero di nati: ulteriore caratteristica è il basso numero di nati per ogni femmina. Mediamente infatti una femmina di squalo depone meno uova (da 5 a 30) rispetto ai pesci ossei (che ne depongono anche diverse migliaia) ed anche i piccoli squali partoriti da esemplari vivipari sono mediamente pochi (da 8 a 20). La natura ha compensato tutto ciò con altre peculiarità biologiche, come l'elevata aspettativa di vita e la bassa mortalità neonatale, ma senza ovviamente prevedere l'intromissione di quella specie animale così aggressiva e distruttiva che è l'uomo.


La natura, in tutte le sue forme, non è stata mai banale e nel
dar vita agli Elasmobranchi ha riservato loro un ruolo molto importante: infatti le numerosissime specie di squali si sono evolute in oltre 430 milioni di anni mantenendo un ruolo predominante nelle catene alimentari e cioè quello di equilibratore biologico.
Gli squali quindi hanno il compito di mantenere l'equilibrio numerico tra le popolazioni marinee, nutrendosi di animali malati, vecchi e malconci, di mantenere minimo il rischio di infezioni e patologie. Diminuire il numero di squali produrrebbe un evidente squilibrio biologico-ambientale, con gravi conseguenze sugli ecosistemi.

Gli squali, in sintesi, al pari di altri grandi predatori (tigri, leoni, falchi) svolgono un ruolo non solo
esistenziale ma anche fortemente attivo nei loro habitat. Purtroppo quindi far estinguere una specie di squalo (ad esempio lo squalo bianco), creerebbe molti più danni alla catena alimentare marina rispetto all'estinzione, comunque assolutamente deprecabile, di altre specie.

L'alone di morte e terrore che li circonda nell'immaginario umano rende arduo il compito di salvaguardia di questa specie. L'unica strada percorribile è quella di mostrare la vera natura di questi animali e cioè il loro
non interesse alimentare per l'uomo; anzi evidenziare come in acqua questi animali hanno un comportamento assolutamente naturale anche di fronte all'unica loro vera minaccia: l'uomo.



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