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2008, l'anno delle Barriere Coralline
di Alfredo Zappavigna
Durante la riunione generale tenutasi in Messico nell'ottobre 2006 l'International Coral Reef Initiative ha deciso di dichiarare il 2008 anno internazionale delle barriere coralline. La minaccia per i reef esercitata dalle attività umane è andata via via aumentando ed attira maggiori attenzioni soprattutto a causa delle variabilità climatiche. Le barriere coralline sono una specie di sistema di preallarme per i cambiamenti ambientali. Il grande significato di questi ambienti per la protezione delle coste, per la pesca, la medicina ma anche il turismo, e quindi come fonte primaria di incassi per molte regioni e nazioni, richiede come sempre la consapevolezza e la comprensione delle funzioni delle barriere coralline per riuscire a rafforzare la volontà di proteggerle. Appare pertanto sensato dare il via a questa iniziativa proprio in un tempo in cui sono di attualità i cambiamenti di clima.
L'anno internazionale delle barriere coralline coincide inoltre con l'anno internazionale del pianeta terra.
I mari rappresentano i tamponi climatici di questo pianeta e il principale serbatoio alimentare per l'umanità. In maniera di versa il mare con i suoi abitanti costituisce per noi una irrinunciabile base alla nostra stessa esistenza. I reef corallini sono l'asilo nido dei pesci per alimentazione, senza i quali molte persone lungo le coste di questo pianeta non potrebbero sopravvivere. Le foreste di mangrovie proteggono le coste dall'erosione e dagli effetti distruttivi degli tsunami. La capacità di costruzione dei coralli duri fissa imponenti quantità di CO2 dall'atmosfera. Sono tutte ragioni che dovrebbero essere sufficienti per far si che gli uomini proteggano gli ambienti marini con tutti i mezzi e le risorse disponibili. Accade purtroppo il contrario. In tutto il mondo i reef corallini stanno scomparendo, le specie marine si estinguono, le foreste di mangrovie vengono disboscate. Con la scomparsa di ogni reef aumenta l'effetto serra e con questo il cambiamento climatico. Le cause per la sparizione dei reef sono molteplici: una pesca eccessiva, l'inquinamento ambientale e le variazioni climatiche provocate dall'uomo sono solo alcune di queste. Chi potrebbe avere un interesse maggiore per motivare altre persone verso la protezione dei mari e degli ambienti limitrofi se non le persone che amano questo splendido ambiente? Per questa ragione è stata fondata l'associazione MARUBIS (protezione delle specie marine e dei loro biotopi). Questa associazione vuole favorire i progetti per la protezione e lo studio degli animali marini, dei reef corallini e degli ambienti correlati al mare. Si vuole contemporaneamente appoggiare la ricerca per la conservazione delle specie e l'allevamento dei coralli e dei pesci corallini, per minimizzare i prelievi in natura fino ad evitarli del tutto in futuro. Inoltre l'associazione si è data il compito di destare l'interesse dei cittadini verso la protezione dei reef corallini in tutto il mondo. Viene favorita una acquariologia marina responsabile e che rispetti la natura in particolare attraverso l'ottimizzazione delle condizioni di mantenimento e cura, l'appoggio alle attività per la riproduzione come pure le forme di commercializzazione conservative fin dalla cattura nelle aree di raccolta. In aggiunta questa associazione vuole costituire anche un foro di consulenza e discussione, come pure una piattaforma informativa per lo sviluppo e la diffusione di attività analoghe in tutto il mondo.
Già dopo un anno dalla fondazione il MARUBIS può presentare discreti risultati. In collaborazione con il www.mangreen.org sta ricreando ad esempio in India una foresta di mangrovie. La costa di Tamil Nadu, la terra dei templi, nell'India meridionale, era stata fortemente colpita dal maremoto di Sumatra. Attualmente su una superficie di circa un ettaro si sta rigenerando una foresta di mangrovie. Altri progetti sono reperibili sul sito dell'associazione: www.marubis.de
Solo da poco, durante la conferenza sul clima tenutasi a Bali, si è a fatica ottenuto un discusso compromesso, mentre gli scienziati ammoniscono già per un inaspettato rapido aumento del livello marino. Un team di ricerca internazionale crede sia possibile che le stime dell'attuale studio dell'IPCC sul clima mondiale possano essere superate abbondantemente. Eelco Rohling del National Oceanogray Centre della Sauthampton University riferisce che fino ad oggi non esistono dati tranquillizanti relativi all'innalzamento del livello marino in tutta la sua totale complessità. Insieme ai colleghi delle Univeristà di Tubingen, Cambridge e New York, ha esaminato dei campioni di sedimenti prelevati dalle profondità marine del Mediterraneo, del Mar Rosso e del Mar Arabico. Questo archivio climatico va a ritroso fino al cosiddetto Periodo caldo Eem, l'ultima fase di caldo della Terra circa 126.000 - 115.000 anni fa. In Europa la temperatura a quei tempi era di diversi gradi più alta rispetto ad oggi, avendo come conseguenza lo sciglimento dei ghiacciai in Artico e Groenlandia. Il livello delle acque era aumentato di circa 6 metri sopra il livello attuale, e ancor oggi ne sono testimoni i fossili di animali marini rinvenuti sulla terra alcuni metri sopra il livello marino. Un riscaldamento simile è atteso dagli scienziati tra 50 - 100 anni. Secondo Rohling questi dati sono troppo prudenziali ed il fenomeno potrebbe verificarsi molto prima. L'errore di valutazione consisterebbe nel fatto che i calcoli considerano soprattutto l'allargamento e lo scongelamento del ghiaccio in superficie, ma non considerano il complesso meccanismo dei processi dinamici relativi agli stati profondi di ghiaccio. A favore dell'ipotesi di Rohling sta l'osservazione che mai come nel 2007 il ghiaccio nell'Artico si sia sciolto così velocemente con quantità così grandi simili alle dimensioni dello stato dell'Alaska.
Per tutti coloro che sono interessati a intraprendere anche per via domestica la conoscenza della barriera corallina e la costruzione di un minipezzo di barriera in casa, potranno contattarmi via email al seguente indirizzo: alzappav@gmail.com