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• Mai dire Viaggi • Racconto di Viaggio - Turchia - Istanbul - Bazar e Moschea Blu - 2008

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Turchia - Istanbul
Gran Bazar - Bazar delle spezie - Moschea Blu

Novembre 2008
Koccinella

Il primo impatto con Istanbul avviene attraverso i vetri di un tram che dall'aeroporto mi avrebbe portato in città. Sulle strade frenesia, movimento, vivacità, colori, trascuratezza che rimanda a tempi ormai lontani per noi che viviamo in quotidianità diverse da questa. E poi bandiere. Tantissime. Ovunque. La mezzaluna e la stella, rosso e bianco: sui palazzi importanti come sui balconi delle case modeste, sui cancelli, fuori dai negozi, alle fermate dei tram. L'orgoglio nazionalista qui è forte.
Il tram è strapieno, siamo gli unici turisti, decine di occhi si posano su di noi, ci scrutano in un misto di diffidenza e curiosità. Cerco di osservare con discrezione. La maggior parte delle donne qui ha il velo (giovani o anziane non fa differenza). Gli uomini hanno tratti somatici molto marcati, occhi e capelli scurissimi e carnagione olivastra.
Arriviamo a Beyazit, il quartiere più pittoresco di Istanbul, cuore della città vecchia. Qui sorge il Grand Bazar, centro di un'intensa e frenetica attività commerciale. E qui c'è anche il nostro hotel, il Grand Beyazit Hotel, 4 stelle, comfort e standard qualitativo europeo.
Non vediamo l'ora di tuffarci nell'atmosfera turca, e così -dopo aver depositato i bagagli- usciamo. Tanta gente, strade pullulanti di negozi di tappeti e tessuti, vetrine straripanti di dolci turchi, nell'aria odore di kebab cucinato incessantemente.
E poi ancora carretti di venditori ambulanti che vendono ciambelle, pani turchi e caldarroste. Tram, decine di taxi (che qui sono
Taksi). Questa atmosfera è accogliente, mi piace. Dal caos della strada si scorgono i padiglioni del Grand Bazar, la nostra prima meta.

Il Grand Bazar (Kapali Carsi), ovvero caos e colori alla massima potenza.
Fondato nel 1453, è un enorme labirinto di oltre seimila negozietti-bancarella carichi di merci: tessuti, tappeti, ceramiche, lampade, gioielli, abbigliamento, stampe e ogni genere di manufatto e souvenir.
Ma all'interno ci sono anche chioschi, ristoranti, caffè, banche, un ufficio postale, una moschea e una stazione di polizia. Una città nella città insomma. Malgrado le indicazioni, perdersi è facile (per fortuna ci sono diverse entrate/uscite).
I negozianti sono molto insistenti, ti chiamano, sorridono, cercano di attaccar bottone. Tutti. E' sfiancante. Ma basta non dare retta e andare avanti per la propria strada, dopotutto è il loro lavoro. Contrattare però è d'obbligo: i turisti sono considerati polli da spennare e i prezzi sono gonfiati all'inverosimile. La tecnica fondamentale da adottare per non essere fregati clamorosamente, è proporre la metà del prezzo d'origine. Se il commerciante si rifiuta, bisogna andarsene. A questo punto il venditore vi richiama indietro (funziona sempre così), offrirà un bicchierino di the e cercherà di accordarsi proponendo prezzi più bassi. Il turista propone un prezzo, il venditore ne propone un altro, e così via (si può andare avanti per delle mezzore, finchè non si raggiunge un prezzo che soddisfa entrambi). Certamente questa procedura di contrattazione porta allo sfinimento, ma se un oggetto ci interessa davvero, alla fine ne vale la pena. Io personalmente mi sono cimentata in varie contrattazioni, sono impazzita io e sono impazziti i venditori... (mi dicevano:
«Tu italiana, gusti difficili...») ...ma dopo qualche ora alla fine ho portato a casa tante cosette che mi piacevano a prezzi accettabili: un narghilè, un fez (copricapo tipico), tre coloratissime lampade decorate a mosaico, un suzani (tessuto lavorato a mano con perline), un piatto di ceramica e un paio di tipiche babbucce turche.
Una curiosità: tutti i venditori ci chiedevano da dove venissimo, e soprattutto da quale parte dell'Italia... Questo perchè secondo la loro mentalità un turista italiano che proviene da Milano (o dal nord in generale) è
ricco (e quindi i prezzi a lui riservati saranno più alti); se proviene dal centro Italia è così e così, invece se proviene dal sud è più povero. Di questo ne sono assolutamente convinti...(!)

Poco distante da qui c'è anche il coloratissimo Bazar delle spezie (Misir Carsisi) risalente al 1600.
Montagne di spezie, frutta secca, erbe essiccate, caramelle, noccioline, marmellate, pistacchi, miele, noci, mandorle, caffè turco, rimedi afrodisiaci, ecc..
A determinati orari, per tutta la città vari altoparlanti diffondono una voce con uno strano
lamento. Ma non è qualcuno che ha mal di pancia. Si tratta invece del muezzin, l'incaricato della moschea che a determinati orari richiama i fedeli alla preghiera. Il 99% della popolazione è infatti musulmana. Cinque sono gli orari della preghiera quotidiana, e sono calcolati in base all'ora dell'alba e del tramonto e cambiano nel corso dell'anno. Noi sentivamo il lamento (a dire il vero fortemente invasivo) verso le 5 del mattino(!), a mezzogiorno, alle 14.30, alle 17 e alle 18.20. Questo canto particolare dura circa 6-7 minuti ed è intervallato da brevi pause.

A Istanbul ho messo piede per la prima volta in una moschea, la bellissima Moschea Blu (Sultanahmet Camii).
All'interno, un ambiente enorme con decorazioni sfarzose: tappeti rossi, lampadari, pareti interamente ricoperte da piastrelle di ceramica Iznik (la qualità migliore).
Decine di finestre con vetri colorati inondano di luce l'interno, e le cupole sono dipinte con motivi geometrici e arabeschi.
La sala della preghiera è enorme, ma noi turisti non possiamo accedervi, bensì solo guardare al di là delle transenne.
Ci sono poi aree separate (sale di preghiera più piccole) riservate alle donne.
Per poter accedere alla moschea tutti i turisti devono togliere le scarpe e inserirle in appositi sacchetti disponibili all'entrata. Le donne devono inoltre indossare un velo che copra il capo (ma c'erano molte turiste senza velo).


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