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Baleari - Maiorca
2006
Mariella, Filippo & Anna

Quest’anno abbiamo optato per Maiorca, meta che ci mancava per completare il tour completo dell’arcipelago delle Baleari.
Maiorca, la capitale dell’arcipelago - meno di tendenza rispetto a Ibiza e meno selvaggia di Formentera e Minorca - è nota per le sue meraviglie naturali e le insenature che si nascondono tra le pittoresche scogliere, ma anche per le spiagge prese d’assalto da migliaia turisti, specialmente nei caldi mesi estivi.
E che Maiorca sia la più grande e la più abitata delle Baleari e ce ne accorgiamo subito dalle dimensioni dell’aeroporto, veramente splendido e moderno; l’isola poi ha una fitta rete di strade tenute in uno stato invidiabile, che la raggiungono in ogni sua parte.
L’isola ha una altissima concentrazione di centri urbani, in ogni spiaggia, cala o caletta raggiunta da una strada sono sorti paesini o agglomerati urbani ad uso dei turisti con concentrazioni di alberghi piccoli od imponenti, palazzoni con appartamenti in affitto, villette e negozi che vendono immancabilmente gli stessi articoli.
Ma veniamo alla vacanza.
Partenza da Verona ore 22,20 in perfetto orario; arriviamo a mezzanotte o poco più, la solita attesa per i bagagli e poi fuori, dove ci aspetta il pullman che ci accompagnerà all’hotel. Fra viaggio ed attese arriviamo a notte fonda visto che l’hotel (Canyamel Classic) è a 80 km dall’aeroporto.
La sistemazione è buona, camera non grandissima ma accogliente, hotel dalle dimensioni umane e situato a ridosso del mare, una strada da attraversare e ti trovi in una splendida baia dall’acqua cristallina.

Canyamel, la località dove abbiamo soggiornato è nella parte nord est, circa 10 km a sud della più famosa Cala Rajada.
I primi giorni li trascorriamo in tranquillità, poi noleggiata una nuovissima C3 (non ha neanche 1000 km!) cominciamo a scoprire l’isola.
Prima meta le Grotte del Drago. Sono le più famose e visitate dell’Isola, nella zona di Portocristo. Sono composte da quattro grotte unite l’una alle altre e una volta entrati, stalattiti e stalagmiti dalle mille forme ci accompagnano nella visita, un sentiero digrada verso le viscere della terra offrendo scorci di grotte e laghetti finché termina ai piedi del lago sotterraneo più grande del mondo (almeno così hanno detto), il lago Martel, qui, in un anfiteatro naturale, assistiamo ad un breve spettacolo di musica classica e giochi di luce sull’acqua.
In serata poi cerchiamo un posticino più animato di Canyamel e ci dirigiamo a Cala Rajada, che ha una vita notturna molto movimentata, ma ben presto ci accorgiamo di essere tra i pochi italiani in zona (il che tutto sommato non è poi male) e che è assaltata dai tedeschi, tutti seduti ai tavolini di bar e ristoranti a mangiare e bere fiumi di birra. Le insegne dei locali sono tutte in tedesco, ci viene il dubbio di essere approdati in Baviera


Il giorno seguente andiamo alla ricerca di spiagge pulite e spettacolari, ci dirigiano verso Cala Agulla (o cala Guya).
Forse è la spiaggia più bella del territorio di Capdepera.
È molto ampia ed ha una vista sul mare straordinaria; è quasi intatta, nel senso che non sono stati costruiti palazzoni fino al mare ma in parte è attrezzata. La sabbia è molto fine ed ha un fitto bosco di pini alle spalle. È anche molto semplice arrivarci è ben segnalata ed ha un comodissimo parcheggio coperto ovviamente a pagamento. Per questo è affollatissima e bisogna contendersi un fazzoletto di sabbia dove stendersi.
È la spiaggia preferita dai residenti che vengono soprattutto nel fine settimana a fare dei pic-nic all’ombra del sottobosco di pini.


Altra tappa è Cap Formentor dove si trova una splendida spiaggia (dove torneremo ancora con alcuni amici), ed il faro all’estremo nord-ovest dell’isola. Per arrivarci ci gustiamo anche i paesaggi dell’interno, con i terreni aridi e bruciati dal sole, dove spicca il verde degli ulivi e dei fichi circondati da muretti a secco e dai sempre presenti pini marittimi.
Le spiagge della Baia di Alcùdia possono essere saltate senza alcun rimpianto. Questa baia è una specie di incrocio tra Rimini e Las Vegas, e d’estate è colonizzata da inglesi e tedeschi. L’urbanizzazione degli ultimi 30 - 40 anni ha devastato, in ampie parti, la splendida baia naturale. In pratica, per tutta la sua lunghezza, e si parla di diversi chilometri, i palazzoni stile periferia metropolitana ed una miriade di hotel la costeggiano quasi ad arrivare fino al mare che è comunque bello con spiagge attrezzate ma molto, molto affollate.
Da Alcùdia si prende la strada che porta a Cap De Formentor, un magnifico braccio di roccia che si prolunga nel Mediterraneo. La strada che porta al Capo è costellata di punti panoramici a picco sul mare ed è molto molto tortuosa… per fortuna Anna non è stata male.
Arriviamo alla spiaggia dopo aver obbligatoriamente lasciato la macchina nell’unico parcheggio presente, ovviamente a pagamento. In questa zona dicono ci siano le case di numerosi Vip ed altri vengono a soggiornare nell’unico hotel extra lusso immerso nella pineta, e ne capiamo il motivo.
La baia di Formentor è uno spettacolo, sabbia bianca impalpabile ed acqua turchese, peccato sia stata deturpata con un attracco in cemento per i traghetti che portano miriadi di turisti per una visita mordi e fuggi.
Nel pomeriggio arriviamo sino al faro fermandoci di tanto in tanto sia per ammirare il paesaggio sia per far riposare lo stomaco… la strada è stretta e tortuosa ed Anna la sente tutta.


In hotel facciamo conoscenza con un ragazzo di Maiorca che era lì in ferie. Riusciamo ad estorcergli tutte le informazioni possibili che risultano fondamentali per il prosieguo della vacanza.
Ci dice dove andare e dove no, e che vicino a Canyamel si trova una delle spiagge più belle e meno conosciute dell’isola, Cala Tòrta. Il giorno dopo siamo lì.
La strada è pessima, poco più di una mulattiera che percorriamo a passo d’uomo, ma ciò che ci aspetta è esaltante. Una piccola cala, poco più di 60 metri, incastonata tra le rocce e lambita da acque cristalline. Come arriviamo ci precipitiamo in acqua.
E lì rimaniamo per gran parte della giornata visto che fa un gran caldo e stranamente, non soffia neanche una bava di vento.
Le altre spiagge viste non meritano menzione, niente di speciale a confronto dei posti citati. Ovviamente non poteva mancare una visita a Palma, il capoluogo dell’isola. Ci andiamo assieme a Claudia, Enrico e i loro splendidi figli, una simpaticissima famiglia di Firenze con la quale abbiamo condiviso buona parte della vacanza.

La capitale delle Baleari è una bellissima cittadina, ricca di monumenti che ne ricordano la tradizione e la storia secolare, come i Bagni Arabi (Banys Arabs), il Palau de l'Almudaina, castello Islamico trasformato in residenza reale e diviso dalla cattedrale solo da una piccola piazza dove spicca una semplicissima croce un ferro.
La Cattedrale, la Seu come la chiamo i minorchini, è il monumento simbolo di Palma. La sua figura si staglia sopra un promontorio di fronte al porto e sovrasta la città. La costruzione in stile gotico, nel corso dei secoli ha subito diversi interventi, l’ultimo dei quali l’ha compiuto Gaudí con il restauro della facciata.
Il cuore della vita cittadina è il Passeig des Born, la zona pedonale attorno ai monumenti più importanti, in cui si incontra gente di ogni parte del mondo, botteghe tipiche e locali eleganti.
La visita della capitale ci porta via tutta la mattinata, e dopo il pranzo al sacco nei girdini a ridosso del Palau de l'Almudaina, riprendiamo le auto e facciamo rotta per la seconda tappa della giornata, che comprende la visita a Valdemossa e Deja.


Valldemossa, uno dei paesini più visitati di Maiorca.
Famoso per la presenza di una certosa (la cartuja) dove soggiornò e compose alcune opere Chopin. Il villaggio è uno splendido esempio dell’architettura tradizionale di Maiorca, le case sono tutte in pietra e le porte con archi ornati da piante e fiori.
Nella Plaça Pública, la parte più antica di Valldemossa, c’è un gran numero di case con mattonelle dipinte lungo i muri che, secondo la tradizione, proteggono le case dalle disgrazie.
Subito dopo Valldemossa, costeggiando la costa scoscesa si incontra Deià.
È un piccolissimo ma incantevole paese da cui si ammira un panorama straordinario in cui il cielo ed il mare formano un tutt’uno. Anche a Deja la struttura originaria del paese è del medioevo. In cima al monte si trova la chiesa parrocchiale, una torre difensiva e il cimitero municipale. Dalla stradina per arrivarci, tra cipressi e piccole cappelle con immagini della Via Crucis, si arriva ad un panorama sospeso tra mare e montagna.

Rientriamo in hotel con gli occhi pieni di tanta meraviglia ed anche tanta stanchezza, visto che in un giorno oltre alle camminate ci siamo sobbarcati 250 chilometri quasi tutti in montagna.

Certo, non abbiamo visto tutta l’isola, ne abbiamo vista una buona parte, avremmo voluto visitare altre zone, ma non potevamo certo passare tutta la vacanza in auto no?
Maiorca nel complesso ci è piaciuta, il mare è fantastico, una vera perla nel Mediterraneo, unico neo, l’eccessiva urbanizzazione ed il ritardo delle autorità a frenare le costruzioni, soprattutto in altezza, che deturpano in modo osceno il paesaggio.

Cosa ci è rimasto più impresso?
Sicuramente Cala Tòrta e le sue acque cristalline, la bellezza di Palma e poi… l’Italia Campione del Mondo!!!



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