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Canarie - Fuerteventura
2004
Mariella, Filippo & Anna


Come sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo come meta per le nostre vacanze estive abbiamo scelto Fuerteventura.
Fuerteventura o “Fuerte” come viene comunemente chiamata, è la seconda isola dell'arcipelago delle Canarie per grandezza dopo Tenerife.
Il suo nome deriva da “Forte Aventura” il nome che le diede Jean de Béthencourt, navigatore e conquistatore normanno che qui si fermò nel 1400 per conquistare l’arcipelago delle Canarie.
Fuerteventura, stretta e lunga, è l'isola più vicina al continente africano che si trova ad appena 100 km. Soggetta agli alisei, venti costanti di direzione est-ovest, è una meta ambita dagli appassionati di surf, windsurf e kitesurf.
La temperatura non scende mai sotto i 18° e raramente supera i 30°.
Non piove praticamente mai.
A Fuerteventura non c'è un albero, se non qualche palma, non c'è un fiume, non ci sono città degne di nota, ma solo piccoli paesi, non ci sono grandi opere artistiche, non ci sono grandi centri commerciali o di divertimento, c'è solo il deserto, l'oceano ed enormi lunghissime spiagge di sabbia bianca, ma soprattutto non c'è caos.
Tutto questo è Fuerteventura.


Ed allora vi chiederete perché andare a Fuerteventura?
Perché Fuerte è natura, perché l’isola è praticamente un intero parco naturale, perché i suoi colori ti rimangono nel cuore, perché i suoi profumi ti restano nelle narici, perché il vento che soffia costante ti entra nelle ossa, perché quando la lasci, la nostalgia ti assale.
E’ come avere il mal d’Africa e prima o poi ci devi tornare.

Ma veniamo alla vacanze e cominciamo con ordine.
La scelta della località in cui soggiornare è caduta su Caleta de Fuste, perché situata in posizione centrale ed a pochi chilometri dall’aeroporto e soprattutto perché non volevamo sottoporre la nostra piccola ad un paio d’ore di pullman dopo le 4 di aereo.
Abbiamo alloggiato all’hotel Elba Sara, nuovissimo e decisamente confortevole. Cucina internazionale come la clientela, ma di stampo mediterraneo.
Lo consiglierei sicuramente sia alle famiglie con bambini che a quelli in cerca di relax o che vogliono andare alla scoperta dell’isola.
Abbiamo noleggiato un’auto, la solita Opel Corsa che ci tocca praticamente da sempre, per tutto il periodo che siamo rimasti a Fuerte (2 settimane) e con questa abbiamo girato l’isola in lungo e in largo.
Nel nostro girovagare l’aspetto più affascinante d Fuerteventura è sicuramente il contrasto di colori causato dalle pietre vulcaniche: montagne nere attorniate da sassi rossastri che punteggiano le dune bianche, pezzi di lava sbriciolati e mescolati alla sabbia. L'impressione è notevole, spiagge dai colori diversi che variano dal bianco all'ocra al marrone scuro, al nero; case bianche e basse, mulini a vento e la limpida e turchese acqua del mare.
Questi colori si estendono su tutto il contorno dell’isola, fatto di promontori e calette, e di aree naturali protette, è come trovarsi in una immensa duna di sabbia galleggiante in mezzo all'oceano.
Le strade principali sono tutte in ottime condizioni, solo quelle per raggiungere le spiagge e le calette sono sterrate, ma in ogni caso, sempre percorribili dalle comuni utilitarie.
La nostra prima tappa è stato El Cotillo, nella zona nord occidentale dell’isola. Vale la pena visitarla perché ai piedi del villaggio di pescatori raggiungibili solo per ripidi sentieri, si aprono diverse calette dall’acqua turchese che non hanno nulla da invidiare a quelle della Sardegna e la Playa grande, conosciuta da tutti i surfisti del mondo.
Fare il bagno è impossibile, il mare è molto mosso ed il vento fortissimo e la sabbia che si alza ti arriva addosso come una frustata, si sta decisamente meglio con qualcosa addosso che in costume. Il panorama comunque è impareggiabile.


A Corralejo siamo rimasti incantati dalle dune che dominano il paesaggio e che creano un'atmosfera surreale. Si viaggia in auto su questa strada asfaltata dove da una parte si vede la spiaggia e l'oceano e dall'altra dune tipo Sahara: è davvero uno spettacolo, estremamente suggestivo!
Ci troviamo nel “
Parque natural de Corralejo”, quasi tremila ettari di spiaggia attorno ad un vulcano (la Montana Roja), dove adesso vige il divieto di fabbricazione emanato dopo l’edificazione di alcuni alberghi della catena Riu proprio sulla spiaggia.
E' divertente "scalare" quelle dune per fare delle foto dalla cima, sembra davvero di essere nel deserto, ed Anna si diverte un mondo ad arrampicarsi!!

Proprio di fronte a Corralejo c’è l’Isla de Lobos, che prende il nome dai lupi marini, ossia le otarie che ormai scomparse, un tempo abitavano questa zona.
Qui c’è una zona riparata dove noleggiano anche lettini ed ombrelloni e l’acqua è calma anche quando c’è vento forte, l’acqua non è certo caldissima, ma il bagno si può anche fare.

La spiaggia dorata di Sotavento, paradiso dei surfisti e dei naturisti è di una bellezza mozzafiato.
Questa spiaggia è lunghissima, sconfinata, pare proprio non finire mai, sembra sempre di essere da soli, e forse per questo motivo, è frequentata soprattutto dai naturisti, che qui possono passeggiare indisturbati.
Playa Sotavento, anche chiamata Playa Jandia dal nome della penisola dove è situata, ha poi la caratteristica, che ad una certa ora, con l'alta marea, viene parzialmente ricoperta dall'acqua e si forma una laguna lambita da un lato dall’oceano e dall’altro chiusa dalle dune di sabbia, dall’alto l’effetto è straordinario.
Qui l’acqua è talmente trasparente ed invitante che è impossibile non tuffarsi.

L’isola poi è un susseguirsi di spiagge e calette, alcune di sabbia bianca e dorata altre di sabbia nera, altre di ghiaia grossa o sottile, altre con rocce e scogli, ce n’è veramente per tutti i gusti. Ognuna diversa ed esclusiva, ognuna meritevole di una visita.


All’estremità sud dell’isola, dopo il paese si Morro Jable, dove finisce la strada asfaltata, inizia il sentiero sterrato che porta al faro di punta de Jandia ed alla spiaggia di Cofete, sorella gemella di Sotavento ma daal parte opposta dell’isola.
Da Morro Jable al faro ci sono 25 chilometri di sterrato da fare a passo d’uomo.
Il paesaggio che si apre di fronte a noi è fantastico, a tratti sembra di essere nel Colorado altri sulla luna.
In mezzo alla sporadica vegetazione naturale soltanto qualche capra e qualche asino allo stato brado.
Ad un tratto la strada sterrata termina e ricomincia l’asfalto, è l’ultimo chilometro prima del faro, nei cui pressi sorge un piccolo borgo dove pare il tempo si sia fermato da una trentina di anni, all’epoca dei figli dei fiori. Un decina di case, altrettante roulottes ed una trattoria, nulla più.
Siamo a Puerto de la Cruz, e, sinceramente, io qui, mi ci fermerei e non solo per una foto ricordo. Ci si trova veramente in una nuova dimensione, fuori dal tempo e dai clamori del mondo.
L’interno dell’isola è montuoso, i colori predominanti sono il rosso della terra ed il nero della lava, che è ancora più che mai visibile in quelle lunghe colate solidificate da secoli che vengono chiamate “malpais” e che spiccano sul resto del paesaggio.
E’ un susseguirsi di montagne dalla forma conica sulle quali sono sparse poche case coloniche e piccoli villaggi che si assomigliano tutti.
Al centro di Fuerteventura, c’è il pittoresco paesino di Betancuria, antica capitale, dove ci sono la chiesa e le costruzioni più antiche dell’isola. La chiesa purtroppo abbiamo potuto ammirarla solo dall’esterno perché l’abbiamo trovata chiusa.
Un paio di chilometri a nord della cittadina si trova il Mirador de Morro Velosa, che offre un panorama incantevole sullo strano e arido territorio dell'isola. A sud del centro abitato si trova il Vega del Río de Palmas, il corso di un fiume in secca che nel sottosuolo è comunque abbastanza umido da tenere in vita alcune palme come accade nelle oasi nel deserto.


Altre testimonianze storiche ci sono anche a La Oliva che oltre alla chiesa parrocchiale offre la casa de los coroneles (la casa dei colonnelli), costruita nel 1700, decorata con le finestre e i balconcini in legno intarsiato.
Nelle vicinanze il paesino di Lajares con i suoi mulini a vento e le sue capre.
Da vedere anche Las Salinas, un piccolissimo borgo attorno alle antiche saline dalle quali si estrae ancora il sale.
Per concludere che dire, a Fuerteventura ci tornerei ed anche molto volentieri, soprattutto prima che il turismo cominci a farla da padrone e le costruzioni deturpino irrimediabilmente il paesaggio come sta già succedendo nella zona circostante Caleta de Fuste.

Qui ho sicuramente lasciato un pezzettino di cuore che prima o poi tornerò a prendere.



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