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Amsterdam - La casa di Anna Frank
Luglio 2008
Koccinella

A nord della città, nel quartiere Jordaan, sul Prinsegracht (Canale del principe), c'è una casa come tante altre, modesta e di esigue dimensioni.
E' l'edificio più visitato di Amsterdam: la Casa di Anna Frank.
Ottantamila visitatori l'anno vengono qui a ripercorrere la storia commovente di una ragazzina che nel suo diario ha documentato come nessun altro gli orrori del Nazismo.

All'interno purtroppo non è possibile fare foto.
Sono riuscita a scattarne un paio, ma per il resto ho dovuto accontentarmi di cartoline.


E' stato di forte impatto camminare su quei pavimenti, vedere quelle porte, entrare in quella che fu la sua stanza e osservare i ritagli originali che lei era solita attaccare alle pareti... attori hollywoodiani del tempo, fiori, orsacchiotti... perchè Anna era una ragazzina, e come tutte le ragazzine aveva sogni e speranze per il futuro..

E poi la sua scrittura, pagine e pagine di inchiostro fittissimo e accurato, e contornato da tante foto e commenti... E da quella scrittura così tesa e spigolosa emerge tutta l'angoscia e la preoccupazione che era in lei.
Attraverso scale ripidissime siamo saliti in diversi piani. E' stato stranissimo vedere quel famoso armadio girevole (o meglio, la sua ricostruzione) grazie al quale Anna e la sua famiglia riuscirono a star nascosti e a sfuggire alle SS per ben 2 anni, fino alla
soffiata e al tragico epilogo.

Non si seppe mai chi fu a far la spia e a far catturare la famiglia Frank.
Furono tutti deportati in differenti campi di concentramento (Anna finì a Bergen Belsen, dove morì di tifo, tristemente un mese prima della liberazione avvenuta il 15 aprile '45 ad opera degli Inglesi).
Una cosa che mi ha colpito molto è che secondo la testimonianza di un'ex compagna di scuola che si trovava con lei a Bergen Belsen, Anna riteneva che tutti i familiari fossero morti. L'amica crede che, se solo Anna avesse saputo che suo padre era ancora in vita, avrebbe trovato la forza per sconfiggere la malattia. Otto Frank fu infatti l'unico sopravvissuto a quell'orrore, colui che ritrovò il diario di Anna e che, dopo qualche iniziale ritrosia, lo propose agli editori facendolo diventare il bestseller che è tuttora.

Piccola riflessione: il passato, la storia, gli orrori che furono, vanno conosciuti. Ciò è indispensabile per non mettersi nella condizione di ripetere gli stessi errori.
Leggere le testimonianze, di Anna Frank e di altri, visitare i luoghi delle tragedie per averne dimensione, è necessario. Sapere cosa successe, e vedere a quali orrori può portare la mente umana.
In gita al liceo il mio prof. di filosofia ci portò a visitare un campo di concentramento, uno dei più duri:
Mauthausen. Un'esperienza unica, commovente. Nessuno di noi studenti proferì parola durante il tempo della visita. Il filo spinato, le torrette di controllo, le baracche, i forni crematori, la scalinata della morte, le fosse comuni, le camere a gas... non c'erano parole da tirar fuori. Credo di aver avuto una grande fortuna nel fare quell'esperienza. Triste constatare come al giorno d'oggi, presso la stragrande maggioranza delle persone, si sia persa la coscienza del passato, e le barbarie dell'uomo contro l'uomo continuino a rinnovarsi.


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