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Sicilia - Sirausa e la sua provincia
Agosto 2006
Francesca e Francesco
Siamo in quattro.
Si decide di fare il viaggio in macchina da Roma.
Niente nave da Civitavecchia.
Ci piace soffrire... e infatti la Salerno - Reggio Calabria è una vera agonia... ma quando arriviamo a Villa San Giovanni per l’imbarco e dal traghetto vediamo la Sicilia... ci dimentichiamo che è dalle due di notte che viaggiamo e che sono le 11.00 del mattino!
Evvaiii, siamo a Messina!
La nostra destinazione è Avola, in provincia di Siracusa.
Abbiamo prenotato tramite Internet un B&B sul mare. Era metà giugno. In effetti avevamo mandato tante e-mail con richieste di informazioni e preventivi ma l’unico a rispondere tempestivamente e che aveva ancora dei posti disponibili era un certo Tullio. Ed ecco le paranoie: «Come mai avrà ancora le stanze libere?» «E perché costa così poco?» «Sarà un tugurio?» «Sarà almeno pulito?» «Chissà che troveremo?» Pazienza... magari resteremo lì solo per dormire e durante il giorno ce ne andremo a spasso nei dintorni, ricchi di riserve naturali e mare cristallino!
Eccoci... siamo arrivati ad Avola! Ecco il B&B Villa Urso. Ci accoglie Tullio, 35 anni, viso simpatico, aperto... entriamo subito in sintonia... ci dice «Lasciate pure la macchina aperta e le chiavi attaccate...» e ci fa vedere la nostra sistemazione. Che dire! Tutto nuovissimo, pulitissimo, arredato con gusto, aria condizionata, televisore, cassaforte in ogni stanza, bagno con mosaico, accessori in ottone e ceramiche tipiche del luogo, cancello direttamente sul mare... insomma ora sì che siamo in vacanza!!!
Scopriamo che Tullio è un vero personaggio! Ex animatore e capo villaggio turistico nonché presidente dell’associazione degli albergatori del luogo... dunque chi meglio di lui per i consigli utili su posti da visitare o dove andare a mangiare! É troppo forte, lo conoscono tutti per la sua simpatia e il suo modo di fare quindi... basta dire la frase magica «Mi manda Tullio» che il gioco è fatto!
Tutto promette bene, abbiamo indicazioni, mappe, indirizzi... siamo pronti per il tour siracusano.
Avola - Città delle mandorle
Avola è un paese abbastanza grande. Conterà circa 30.000 abitanti e l’80% della popolazione maschile si chiama Corrado. Se tu gridi questo nome per strada si girano tutti! Pazzesco! Anche le vie si chiamano… che vi posso dire… via Corrado Rossi, via Corrado Bianchi! E dire che non è neanche il nome del loro patrono!
C’è molta gioventù ad Avola ed i ragazzi la sera amano uscire con i loro motorini e schierarsi per le vie del centro in due/tre per motorino, tutti rigorosamente senza casco, parlando tra loro, tenendosi spalla a spalla tra motorini in mezzo alla strada, addirittura riescono a scrivere sms guidando, impedendo alle povere macchine di circolare. Folcloristico, no? Addirittura ho visto famiglie intere su un motorino. Sembrava un po’ di rivivere un film anni ’60.
Comunque, se vi piacciono le mandorle, siete nel posto giusto.
Ho scoperto che anche i pregiatissimi confetti di Sulmona vengono confezionati con la ricercata “mandorla pizzuta” di Avola dal perfetto ovale piatto.
Avola è famosa anche per il vino il “Nero d’Avola” che non è di mio gusto ma che dicono sia buono.
E per le lumache… ma anche queste non rientrano nel mio menu.
Consigli utili: se decidete di andare in Sicilia cominciate la dieta qualche mese prima di partire così poi sarete più liberi di assaporare e gradire tutte le prelibatezze che la buona tavola regionale offre. Non si può resistere ai sapori tipici e… assaggia di qua… e assaggia di là… ti accorgi che gli indumenti che hai portato sono sempre più stretti. Pazienza, vorrà dire che la prossima volta porterete solo abiti larghi!!!
Per restare in tema, ad Avola è d’obbligo andare a mangiare alla “Taverna del pescatore”, un posto incantevole dove tu entri e pensi… stasera il conto ci bastona! La prima sera che siamo andati il padrone del ristorante ci dice «Se vi fidate, penso io al vostro menu.» Che fai non ti fidi? Ceeerto che sì! Ed ecco arrivare l’antipasto. Sul tavolo contiamo sei piatti diversi tutti a base di pesce. Come finiamo qualcosa ne portano altri. Ragazzi sono arrivati ben venti piatti diversi. Ricette sconosciute, sapori nuovi, forse avrò mangiato anche le lumache senza saperlo! Era tutto talmente buono! Solo che poi avevamo chiesto anche chi un primo e chi un secondo come pesce spada mandorlato, ricciola, pasta al tonno (altro che quella che faccio io con il tonno in scatola). Insomma alla fine non ce la facevamo neanche ad alzarci da tavola. Ah, il conto? Non ci potevamo credere… a Roma non ci mangi neanche una pizza! Che favola quest’Avola!
Noto - Classificata dall’Unesco “patrimonio dell’umanità”, è la capitale del barocco.
Come entri a Noto dalla porta principale ti si apre davanti uno scenario fantastico. Ovunque guardi, a destra, a sinistra, in alto… persino i balconi delle finestre… rimani a bocca aperta.
Bella, stupenda, ci siamo tornati quasi tutti i giorni e… non solo per un interesse artistico… ma anche perché, affianco alla chiesa del Carmine c’è “Il Mandolfiore”, una pasticceria/gelateria scoperta per caso e che si è rivelata la nostra meta più ambita… e non solo nostra visto che ci abbiamo portato tutte le persone conosciute in vacanza che ancora oggi ci ringraziano.
Ragazzi, da primo premio del Gambero Rosso! Qui… a parte i cannoli, le cassate, le pagnottelle (una specie di panino fatto con pasta di babà sopra e sotto e imbottito di gelato al torroncino) e tutte le altre leccornie siciliane è inevitabile esagerare con le granite (che poi sono una specie di crema… non come da noi che ci trovi gli iceberg di ghiaccio!).
Inutile dire che le ho provate tutte: fichi e noci, gelsi, mandarino, fichi d’india, fragoline di bosco, pesca e basilico, mandorla, ricotta, pistacchio, moscato… e oltre!
Miiiiii… quanto mi mancano!!!
Marzaniemi
Suggestivo borgo di pescatori sviluppato attorno alla tonnara dove puoi degustare tonno e bottarga di tonno.
Quello che colpisce di questo borgo è la piazza.
Non a caso è stata scelta da Gabriele Salvatores nel film “Sud” e anche da Giuseppe Tornatore. Sembra un quadro d’autore. L’ho vista di giorno e ci sono tornata di sera per cenare all’aperto nel ristorante proprio sulla piazza.
La cena non è stata eccezionale… ma il solo fatto di stare seduta lì è stato realmente appagante!
Vendicari
Riserva naturale dove alloggia la tartaruga marina Caretta che in queste spiagge è tornata a deporre le uova.
La tartaruga non l’ho vista ma ho passato la giornata sulla spiaggia di Calamosche. Due chilometri a piedi per arrivare (all’andata tranquilli… al ritorno con 41 gradi allo schianto del sole un po’ meno!).
É una spiaggia a ferro di cavallo, circondata da rocce, incontaminata (anche se mi è venuto un brivido di rabbia quando ho trovato mozziconi di sigarette nella sabbia), acqua talmente cristallina e pulita che potresti berla! Fondale sabbioso ma c’è la possibilità di fare snorkeling verso la parte rocciosa con abbondanza di pesci colorati (di cui ignoro i nomi). Bella! Merita!
Visto che sto scrivendo un poema… sorvolerei altri posti visitati tipo Siracusa e la splendida isoletta di Ortigia ad essa collegata tramite un ponte (da visitare di sera, molto suggestiva!); sorvolerei anche su Portopalo di Capo Passero e l’Isola delle Correnti non perché non siano degne di nota ma perché sono le più conosciute.
Mi soffermerò invece, per concludere, sulla Riserva Naturale di Cava Grande del Cassibile.
Rappresenta la più spettacolare fenditura degli Iblei (larga 400 metri e profonda 600) dove scorre, formando dei laghetti, il limpidissimo fiume Cassibile.
Il percorso per arrivare a questi laghetti è veramente impervio e duro per chi, come me, non è abituato a “scarpinare”.
Lo spettacolo che si vede dall’alto ricorda un po’ il Gran Canyon e in fondo a questa roccia che scende a picco vedi dei puntini azzurri, i laghetti. Al che pensi… «...io devo arrivare fino a lì?!» Poi vedi che c’è una specie di sentiero accompagnato in tutta la sua lunghezza da un corrimano… e pensi che allora ce la puoi fare!
Scarpe comode, cappello, poco peso da portare dietro, scorta di acqua e viveri vari. A scendere occorre circa mezz’ora. Il cammino non è facile perché ci sono gradini e roccia.
Arrivi giù e… rimani basito dalla bellezza di questo posto.
Sorgenti, cascatelle, laghetti dall’acqua talmente limpida che ti ci specchi dentro! Trote che ti toccano i piedi. La prima cosa che pensi, stanco dalla discesa è… mi butto in acqua! Nooooo… non lo fare così di botto… è gelata!!! Ok… immergiti piano piano… vedrai che quando il tuo corpo sarà completamente assuefatto al freddo… sarà una vera goduria!
Per passare dai laghetti principali a quelli minori (che forse sono ancora più belli) ti devi arrampicare, guadare e… soprattutto non devi cadere (come ha fatto un mio amico tutto vestito e con lo zainetto in spalla, cellulare e macchina fotografica compresi).
Alle 19.00 chiudono l’accesso e quindi, considerando che per la risalita occorre circa un’ora, massimo alle 18.00 si comincia a sgomberare.
Io mi ricordo di aver guardato in alto… questo imponente strapiombo visto dal basso sembra ancora più insormontabile rispetto all’andata. Così cominci la risalita piano piano e pensi «Devo assolutamente smettere di fumare…» e ti fermi ogni tanto… paonazzo e con le gambe che ti tremano… e bevi… ma alla fine… in un’ora sei su e sei felice dello spettacolo che hai visto! Poi… avrai difficoltà a muoverti per almeno tre giorni, le gambe diventeranno come due tronchi… ma pensi che il ricordo di questo posto ti rimarrà impresso nel tempo (anche perché una seconda volta non credo che ce la farei a risalire!)
Sicilia, terra di sapori e di allegria, non ti sei liberata di me! Ci rivedremo presto!