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Stati Uniti - New York City
Angelo

Cominciamo con qualche cenno storico. Il nucleo storico di quella che oggi è New York City è Manhattan, fondata con il nome di Nuova Amsterdam dagli olandesi nel 1624.
Solo 40 anni dopo gli inglesi la conquistarono e ne cambiarono il nome nell'attuale New York.
Manhattan resta una piccola città fino a fine 800 quando, dietro l'ondata di forte immigrazione comincia ad espandersi verso il Queens, Brooklyn, Bronx, e Harlem. Per formare quella che oggi è una città che si estende su tre stati e conta, con i sobborghi, oltre 21 milioni di abitanti.

Il mio primo impatto con New York City è stato tanti anni fa ma sembra ieri tanto è ancora vivo l'impatto contraddittorio con la grande mela.
Parto pieno di speranze con il poco inglese scolastico e qualche ora di corsi intensivi di lingua inglese.
Arrivato al JFK arrivo al controllo passaporti e qui il primo trauma. L'addetto mi pone una serie di domande sparate a velocità supersonica in una lingua che assomigliava vagamente a quella che conoscevo: Di fronte al mio mutismo ed ai miei balbettamenti quello si spazientiva sempre più ed io non sapevo più che pesci prendere. Provo a dirgli di parlare lentamente, ma il risultato non cambia. Lui avrà pensato di avere di fronte un deficiente, io pensavo che lui lo facesse apposta: dopo quasi 5 minuti mi lascia andare, anche senza avere avuto alcuna risposta!!!
Esco dal terminal e mi avvio verso il posteggio dei taxi. Sono tanti e tutti gialli, così come ho sempre visto nei films. Dopo la rituale coda arriva il mio taxi. Alla guida c'è un ragazzo di colore. Salgo e gli dico il nome dell'albergo. Lui mi guarda e non parte, borbotta qualcosa, credo di capire che non ha capito e ripeto… la scena si ripete per altre tre volte, poi il suo viso si illumina e mi ripete il nome dell'hotel che gli avevo già detto quattro volte. A me sembrava che l'avessimo pronunciato allo steso modo. Boh, valli a capire!!!
Finalmente parte ed inizia a parlare, anche lui in modo velocissimo, troppo per il mio povero inglese! Ogni tanto dico monosillabi del tipo
«Yes?!» «Ah» ma quando mi accorgo che dire sempre yes potrebbe essere pericoloso faccio finta di appisolarmi. Finalmente arriviamo all'hotel pago la corsa come indica il tassametro, quello mi guarda e resta con la mano tesa: mi chiedo cos'altro di sbagliato ho fatto, poi ci capiamo: vuole la mancia. E questa è la prima lezione: negli States la mancia non è un optional è un dovere!!!
Il mio albergo è sulla 53esima strada, vicino a Central Park. Esco dall'albergo e mi sento piccolo piccolo tra grattacieli che sembrano toccare il cielo. Con la cartina in mano, come un buon turista fai da te mi dirigo verso la mitica 5th Avenue. Il traffico è caotico, per le strade passanti frettolosi, molti di loro sono turisti, attratti da questa zona dove le boutiques la fanno da padrone. E non manca nessuna delle grandi firme della moda, e con orgoglio italiano vedo che i nostri stilisti sono tutti rappresentati.
Mi incammino sulla 5th con l'intenzione di arrivare fino alle Twin Towers. Sulla cartina non sembrano poi così lontane: mai nulla di più falso. Quante maledizioni agli editori delle carine stradali!!!
Passo davanti al Trump Building, al Rockfeller Center, ed ancora all'Empire State Building. Com'è maestoso, nella sua imponenza!!!
Proseguendo verso le Twin Towers noto una nuova faccia di New York, i negozi sono più dimessi, i grattacieli sono sempre più rari anzi, poco dopo lasciano il posto a costruzioni di tipo decisamente europeo. Sono nella vecchia New York!!!
Incontro prima il quartiere Ebreo, poi Soho, Little Italy e Chinatown, ed ancora il Greenwich Village con il suo campus universitario.
Mi sposto verso Wall Street, e dietro i palazzi della finanza si scorge dall'altre parte dell'Hudson la statua della libertà. Non posso fare a meno di pensare a quanta emozione e speranza ha dato ai nostri emigranti venuti in America a cercare fortuna.

Non riesco a visitare le Twin Towers, mi sembra di capire che non era il giorno giusto. Decido allora di godermi il panorama di New York dall'alto dell'Empire. Torno verso Central Park attraverso la Broadway, luogo di vita notturna e di tanti teatri, passo accanto al mitico Madison Square Garden. Ogni angolo di New York mi fa ricordare qualche film, mi sembra di essere in un mondo da favola.
Ormai è buio, prima del Rockfeller decido di fermarmi a cena: entro in un ristorantino/fast food e mi siedo ad un tavolino. Arriva una cameriera, mi chiede cosa voglio bere. Facile: birra!! E quella, neppure avessi parlato inizia a parlare fitta fitta... ed io a ripetere: birra!! Alla fine ci capiamo: mi stava solo elencando una serie interminabile di marche di birra. Negli States, quando chiedete birra preparatevi anche il nome della birra!!
Finalmente salgo sull'Empire. Da lassù lo spettacolo è fantastico. Nel cielo tante luci che sembrano stelle cadenti ma sono invece gli aerei in atterraggio ed in attesa di atterraggio ai tre aeroporti newyorkesi, sotto di me la città, sterminata, senza fine..
Sono stanco morto. Per tornare all'albergo prendo un taxi, questa volta non faccio errori, gli do in mano una carta con l'indirizzo dell'hotel, almeno non sembrerò cretino!! (furbo, vero ?)
Gli altri giorni del mio soggiorno a New York li passo tutti, purtroppo, tra ufficio e albergo.

Dopo quella prima volta sono tornato ancora molte altre, cercando di vivere questa città che non dorme mai, scoprendo angoli veri non invasi dal turismo di massa. Mi piace tornare a New York, scoprire ogni volta qualcosa di nuovo, ne sono rimasto affascinato e mi sento di consigliarla a tutti voi.


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