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Piccole Antille - Montserrat
«Fuoco e Mare»
Maggio 2007
Simona & Alfredo
Il primo battello per Montserrat lascia il porto di Antigua con la tenue luce del mattino.
Mentre il sole sorge, cielo ed acqua si fondono dinanzi a noi; mano a mano che la vela ci porta lontano l'orizzonte e la nostra meta diventano più chiari.
Il sole raggiunge l'isola prima di noi illuminando l'aria con la miglior luce.
Forse Colombo visse uno spettacolo del genere quando, nel 1493, si avvicinò a questa terra ancora sconosciuta e scorse le rocce ripide e spoglie che si ergono dal mare ma che dopo breve tratto si trasformano in un verde paesaggio collinare. In ogni caso egli era talmente affascinato da tale visione che chiamò l'isola Montserrat pensando al paesaggio che ospita un monastero su un massiccio montuoso presso Barcellona.
Da allora molto è cambiato, ad esempio la vegetazione, perchè gli europei che vi si insediarono nel XVII° secolo trasformarono le dolci colline in piantagioni. Inizialmente coltivarono la canna da zucchero, in seguito il cotone e i limoni. Poi, quando anche queste coltivazioni apparvero non più convenienti e furono abbandonate, la natura si riprese le terre cedute.
Dal battello possiamo osservare la più spettacolare caratteristica dell'isola: l'attivissimo vulcano Soufrière che si erge per circa 1.000 metri con il suo pennacchio di fumo.
Il rumore del mare fa parte della scenografia di ogni isola tropicale come romantica colonna sonora, questa però in aggiunta offre il costante brontolio del vulcano.
Ma non è sempre stato così. Montserrat è apparsa per secoli come un tranquillo paradiso naturale. Soltanto un fianco della collina del Soufrière ricordava agli abitanti e ai visitatori, con la fuoriuscita di vapori sulfurei e di acqua bollente, la fase calda della creazione dell'isola, risalente a milioni di anni fa.
Nel 1992 gli abitanti percepirono per la prima volta, sotto forma di onda sismica, il risveglio del vulcano dormiente; si susseguirono diversi terremoti prima che la montagna, nel 1995, improvvisamente si innalzasse nel vero senso della parola. Sopra allo Chances Peak, sulla punta più elevata della collina Soufrière, si aprì un cratere. Fuoriuscirono nuvole di cenere e vapore e seguirono violente eruzioni mentre il magma in risalita faceva cresce la vetta della montagna. Verso la metà del 1997 gli eventi subirono una intensificazione. La sommità rigonfia si lacerò in più punti, delle esplosioni scagliarono nell'aria blocchi imponenti e scure nuvole di vapore si innalzarono nell'aria per chilometri. I flussi piroclastici distrussero con enorme rapidità la capitale Plymouth, l'aeroporto, la più importante strada di comunicazione tra est e ovest, oltre a piccoli insediamenti e fattorie. Moltissime persone persero la vita. La parte meridionale, ben due terzi della superficie dell'isola, è stata chiusa fino ad oggi.
Da allora l'intera vita dell'isola si concentra nella parte nord occidentale di Montserrat.
Effettuando una marcia esplorativa attraverso l'isola osserviamo dall'alto la ripida costa caratterizzata da panorami da togliere il fiato verso Marguerita Bay con davanti Statue Rock e Pinnacle Rock. Il vulcano con il suo cono domina comunque il paesaggio; di continuo blocchi incandescenti rotolano lungo le pareti, tra volute di fumo mentre verso il cielo si ergono vapore e ceneri.
Anche il mare intorno a Montserrat ha subito i danni distruttivi della furia del vulcano e prima ancora la barriera corallina aveva subito l'ira del mare colpito da uragani e tempeste tropicali.
I punti per le immersioni sono disseminati intorno alla parte settentrionale dell'isola; alcuni punti sono raggiungibili solo in barca; la costa occidentale offre invece comodi ingressi in acqua partendo dalla terraferma.
Ci dirigiamo verso le spiagge di sabbia scura di Carry's Bay, Little Bay e Lime Kiln Bay per ispezionare le aree che si trovano davanti. Dovunque il fondale si inclina moderatamente, le misurazioni di profondità si mantengono sui 15 metri.
Non è presente alcuna significativa corrente; dalle estese superfici sabbiose si ergono reef di diversa grandezza.
Le strutture coralline mostrano strutture semplici e compatte mentre mancano le forme allungate. La maggioranza dei coralli a corna di cervo (Acropora Palmata) sono frantumati ma stanno gradualmente iniziando a rigenerarsi.
Tutti i reef mancano dei coralli sessili ma questo è ormai comune in tutta la regione caraibica.
Molteplici forme di vita più che interessanti si possono ugualmente ritrovare in queste acque: il riccio di mare rosso (Meoma Ventricosa) con aculei marrone ed ocra. Questo riccio ad attività notturna trascorre il giorno nascosto tra i sedimenti; il rombo pavone (Bothus Lunatus) con la sua livrea di anelli e macchie blu; i vermi di fuoco (Hermodice Caruncolata); nei blocchi calcarei si sono insediati i policheti sedentari (Spirobranchus Giganteus) che con la loro corna tentacolare a forma di doppio alberello formano una graziosa struttura e donano un accento cromatico all'ornamento superficiale dei coralli cervello e di altre specie. Anche le sabelle Branchiomma Nigromaculata e Sabellastre Magnifica costituiscono degli abitanti colorati del reef di simile delicatezza.
Troviamo poi delle sabelle sociali (Bispira Brunnea) note per la colorazione della loro corona tentacolare che varia da una regione all'altra e che qui tende al marrone violetto sbiadendo verso il bordo.
Non mancano le imponenti aragoste caraibiche (Panulirus Argus), i piccoli granchi Stenorhynchus Seticornis, fragili e simili a ragni.
Numerosi anemoni giganti (Condilactis Gigantea) o anemoni ramificati (Lebrunia Danae).
La parte ombreggiata del reef era ricoperta da luminose spugne incrostanti gialle e rosse (ad esempio Monanchora Barbadensis).
Come dovunque nei Caraibi flessuose gorgonie si piegano alla debole corrente. Una delle specie più belle è sicuramente il comune ventaglio di mare (Gorgonia Ventalina) alla cui base si insediano frequentemente le spugne. La piatta gorgonia a frusta (Pterogorgia Citrina) spicca per via delle sue piatte ramificazioni.
Attorno ad un magnifico blocco corallino sguazzano banchi di castagnole (Chromis multilineata). Murene verdi ci guardano dai loro nascondigli, mostrando ad ogni respiro l'aguzza dentatura. Piccole cernie sostano all'ombra delle sporgenze; un pesce istrice maculato (Diodon Hystrix) rimane cautamente nel suo rifugio. Un pesce trombetta (Aulostomus Maculatus) si nasconde tra i rami di una gorgonia. Nelle gole nuotano i grugnitori francesi (Haemulon Flavolineatum). Un barracuda di media grandezza fluttua sopra alla barriera. Un pesce angelo grigio (Pomacanthus Arcuatus) cerca con impegno il suo nutrimento.
L'isola è raggiungibile in barca giornalmente da Antigua; vale veramente la pena raggiungerla, attraversarla a piedi anche per ammirare la variabilità dei paesaggi; dal deserto distruttivo di lava ai resti della foresta pluviale con il costante sottofondo del brontolante vulcano.