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Messico - Yucatan
La Riviera Maya

2009
Alfredo

Quando nel 1517 lo spagnolo Franzisco Hernandez de Cordoba toccò per la prima volta il suolo di questa penisola incontrò alcuni pescatori indigeni. Egli chiese loro a chi appartenesse questa terra e quale fosse il suo nome. Essi risposero: «Ma'c ubab than», che significa «Non capisco quello che tu dici». Lo spagnolo capì solo «Yucatan» e così diede al paese un nuovo nome.
Questa grande e pianeggiante penisola che separa il Golfo del Messico dal mare turchese dei Carabi è una parte importante di una delle più grandi civiltà mesoamericane, i Maya.
Mentre la zona paludosa e lagunare lungo il golfo, negli stati federali di Campeche e Yucatan, non invoglia a fare un bel bagno, il Quintana Roo, dalla parte del mar dei Caraibi riunisce in sé le caratteristiche più belle: la magia di un paesaggio costiero tropicale, con le sue isolette, il suo mare dai colori che spaziano dal turchese al blu notte, le scogliere coralline e la sabbia bianco splendente. Quintana Roo, con la metropoli turistica di Cancun, si è trasformata oggi in un gigantesco luna park; le sue coste da cartolina sono state battezzate col nome di
Riviera Maya. Le spiagge della Riviera Maya si estendono per 150 km da Cancun a Tulum; una caretera dritta le costeggia per tutta la loro estensione; alti topes, i dissuasori, la inframezzano e obbligano gli autisti a decisi rallentamenti onde evitare gravi danni meccanici.

E' da poco che i messicani si sono resi conto dell'enorme valore delle spiagge del Quintana Roo, con le isolette distese lungo la costa caraibica semidesertica dello Yucatan. Nel 1969 hanno programmato la fabbrica delle vacanze perfette sull'isola di cancan, abitata da sole 126 persone. Da quel momento in poi sono stati costruiti alberghi che sembrano piramidi moderne. Mezzo milione di messicani provenienti da tutto il paese si guadagna da vivere nella capitale messicana del turismo. Questa enorme città delle vacanze progettata a tavolino è in continua espansione; è una gigantesca macchina progettata per fare soldi. Lo Yucatan viene visitato ogni anno da 3.000.000 di turisti; 2 milioni e mezzo arrivano dagli USA. Secondo le statistiche rimangono in media 5,2 giorni e spendono a testa circa 1.200 dollari americani. Per soddisfare le esigenze degli americani è stato creato di tutto: McDonalds, Hard Rock Café, Placet Hollywood, Rainforest Café, Ruth Steaks House. Anche i prezzi vengono espressi in valuta americana. La macchina del divertimento funziona a pieno ritmo 24 ore al giorno: notte dei Caraibi, fiesta mexicana, miss bikini, mister Cancun e si garantisce l'assoluta mancanza di noia.
Never a dull moment!
Voli charter e di linea partono e arrivano continuamente all'aeroporto di Cancun. Sorvolando la città, Cancun sembra fragile e piccola. Gli alberghi sono attaccati l'uno all'altro lungo la sottile striscia corallina tra la laguna ed il mare. Le onde non si infrangono più sulla spiaggia bianca da quando nel 1988 l'uragano Gilbert le ha fatto diventare più sottili, ma mangiucchiano le costruzioni di cemento degli alberghi.

A nord di Cancun non si può mancare una gita all'isola di Holbox.
Covi di pirati, villaggi di pescatori, paradisi per gli uccelli, spiagge senza
gringo, non c'è neppure il comfort dell'aria condizionata. Tantissima sabbia, acque tranquille, un paradiso per i raccoglitori di conchiglie.
Holbox è proprio come Cancun… 30 anni fa.
Altre due isole a nord di Cancun: Isla Mujeres, l'isola delle donne. La leggenda vuole che i bucanieri tenessero recluse le loro donne in questa isola; un'altra leggenda racconta che, nel 1517, quando Francisco Hernandez de Cordoba approdò qui da Cuba per procurarsi degli schiavi, i suoi uomini scoprirono in un tempio molte statuine di argille raffiguranti divinità femminili maya. L'isola è un'oasi di tranquillità dove è imperdibile sdraiarsi sulla riva del mare turchese e crogiolarsi al sole sulla sabbia bianca.
L'altra isola, Isla Contoy, è un vero paradiso, parco nazionale e riserva ornitologica. E' ricoperta da una fitta vegetazione che fa da riparo a oltre 100 specie di uccelli, tra cui il pellicano bruno, il cormoraceo olivastro, il tacchino ocellato, la sula fosca e la fregata. Anche l'attività di snorkeling è ricca di sorprese in queste acque.
La Riviera Maya (Corridoio di Tulum) un tempo era una bellissima fascia litoranea con fitte giungle e spettacolari barriere coralline ma oggi si sta rapidamente trasformandosi in area turistica nella quale si susseguono giganteschi resort all inclusive. I mega hotel hanno trasformato le foreste di mangrovie in campi da golf.
Così a sud di Cancun un altro villaggio di pescatori si è trasformato in una babele di divertimento: Playa del Carmen.


Se dall'alto tutto a Playa sembra ben riconoscibile e suddiviso geometricamente in quadrati, da terra tutto sprofonda in un fantasioso caos con quel fascino particolare di voglia di andare via. Qui, a Playa, è la speranza a dominare, la fantasia fiorisce, l'imperfezione è dappertutto, il vuoto e i buchi nelle strade polverose fatte di sabbia corallina. Oltre sessantamila campesinos sono accorsi da ogni parte del Messico per strappare illegalmente un pezzo di terreno da difendere con il machete dalla plebaglia ubriaca perché Playa rappresentava il miraggio di una vita lontano dalla miseria. Chi ha trovato lavoro, ha costruito sul terreno una capanna; una vita ancora ben lontana dall'elettricità, dall'acqua e dalla canalizzazione. E' una lotta quotidiana per la sopravvivenza contro la povertà, le malattie, la sporcizia.
A Playa trovi il clima ideale, la musica, il sorriso della gente. Ci si rende conto che a casa nostra tutti hanno troppo di tutto; a Playa ci si può concentrare su ciò che di essenziale c'è nella vita. Insomma, pensandoci bene, di che cosa ha veramente bisogno l'uomo?
Sono soprattutto gli europei, ricchi e poveri, a trasferirsi a Playa del Carmen dove non ci sono ancora regole fisse, dove la fantasia non ha quasi alcun limite. Si fanno grandi progetti e spesso tutto ciò che si possiede viene investito in un nuovo futuro. C'è chi ha venduto il suo pub e la sua casa e investito tutti i suoi soldi nella costruzione di un nuovo albergo; nascono continuamente nuovi ristoranti e quasi sempre riflettono la nazionalità dell'esercente. I cuochi veri e propri sono un'eccezione. Trovi il meccanico tedesco che fa i wurstel, tutti gli italiani fanno spaghetti e pizze; lo svizzero fa frittelle di patate e fonduta.
Di sicuro niente durerà a lungo.

Da Playa partono i traghetti per l'Isla Cozumel chiamata dai Maya Ah-Cuzmail-Peten, l'isola delle rondini. Le donne Maya raggiungevano l'isola per rendere omaggio alla dea Ixchel (dea della fertilità e della luna). Dopo la conquista spagnola divenne rifugio di pirati e rimase disabitata fino al 1848 quando indios in fuga dalla Guerra delle Caste cominciarono a ripopolarla. Nel 1961 Cousteau rese note le meraviglie sommerse della barriera corallina. E' l'unica isola caraibica appartenente al Messico ed è la più vasta del paese. Oggi è un brulicare di turisti sulle sue splendide spiagge alla ricerca di bagni in compagnia dei multicolori pesci della barriera corallina. Chi fa immersioni cavalca correnti lente tra spugne e coralli bianchi, rosa, lavanda accanto a pesci angelo blu, labridi rosa acceso, pesci farfalla gialli e cernie rosse. Chi fa snorkeling gode spettacoli simili nella Laguna di Chankanaab
Sulla destra della lunga caretera si sviluppa la macchia boschiva. Questa non è una zona incontaminata, ma un paesaggio ricco di cultura e di vegetazione. La prima impressione di monotonia inganna. Il territorio dello Yucatan, ampio e pianeggiante fatto di pietra calcarea, è ricco di tesori naturali e culturali nascosti.
Nella cronaca di Diego De Landa (1566) si legge che
«i fiumi e le sorgenti di tutto il mondo scorrono in superficie, e qui scorrono in caverne nascoste sottoterra. Tutto ciò ci ha rivelato che quasi tutta la costa è piena di sorgenti di acqua dolce che scaturiscono dal mare e si può prendere l'acqua in molti punti, quando la costa diventa quasi asciutta durante la bassa marea. Nell'entroterra Dio ha provveduto che ci siano alcuni buchi d'acqua che gli indios chiamano Zenotes. L'acqua di questi Zenotes è bellissima… all'interno ci sono volte fatte di pietra rocciosa finissima…»
Questo sistema sotterraneo di fiumi e grotte, ampiamente ramificato, si è formato grazie all'acqua piovana assorbita dalle rocce porose. Le fenditure nello strato calcareo, attraverso le quali le acque sotterranee vengono alla luce, si prestano bene per fare un bagno rinfrescante e per fare delle immersioni.
Nei cenotes i Maya praticavano il rituale del Tamazcal, celebrato per purificare corpo e spirito attraverso i quattro elementi naturali: terra, fuoco, aria, acqua.
Il circo del turismo ha creato Xcaret e Xel-Ha, ampie e diversificate strutture, nelle quali si possono apprezzare, in modo magari artificioso le bellezze di questa terra: spiagge bianchissime, giochi d'acqua, cenotes profondi e freschi, animali esotici.
Nello Yucatan anche la fauna è unica nel suo genere. La giungla è abitata da puma, ozelot, giaguari, cervi, coccodrilli, iguane, serpenti, fenicotteri, tucani, pappagalli, colibrì, scorpioni e tarantole.

Al termine della lunga caretera arriviamo in un luogo favoloso: Tulum.
Tulum è un concentrato di mare e storia; rinfrescate da una dolce brezza, sulle acque color verde giada che bagnano una spiaggia di sabbia finissima, in cima a un promontorio erboso a picco sul Mar dei Carabi si erge un castello in calcare alabastrino.
Seicento anni fa, i marinai maya si basavano sui raggi di luce provenienti dalle finestre del castello per fare ritorno a riva passando sull'insidiosa barriera corallina. I primi esploratori spagnoli invece si schiantarono sulla barriera; i sopravvissuti si fecero strada in un muro lungo 915 metri, che proteggeva la piccola comunità dalle invasioni per terra e per mare.
Dalla spiaggia è possibile ammirare le rovine maya situate in posizione spettacolare.
Tulum (ma per i maya il nome dell'insediamento è
Zama che significa alba) è forse il sito archeologico più celebre lungo il circuito maya ed è certamente il più accessibile. Chi è dotato di fervida immaginazione può figurarsi la città nel suo splendore. Tra il 1100 e la conquista spagnola, Tulum fu un fiorente centro commerciale. Gli abitanti veneravano il Dio Discendente, la cui effige è ancora visibile sulla porta del tempio omonimo. Nel Tempio de los Frescos i dipinti, oggi all'ombra grazie a tetti di paglia e protetti da corde, illustrano l'olimpo maya. Nel 1511 gli spagnoli trovarono una città dagli edifici che brillavano di tinte rosse, blu, gialle e bianche. Sulla punta del promontorio sorge il Tempio del Dios del Viento da cui si può godere una vista meravigliosa su El Castello e sul mare sottostante. Lì non si può fare a meno di immortalare le iguana che si arrampicano sui muri. La torre di guardia, El Castello, si trova al centro del complesso e le sue mura sono istoriate con l'immagine del Dio Discendente e con i Kukulcanes (i serpenti piumati) in stile tolteci. A ovest, verso l'uscita dal complesso, incontriamo il Tempio de Las Pinturas, con decorazioni tra le più elaborate di tutto il sito
Sebbene Tulum fosse l'unico insediamento importante sul mare, gli ingegneri maya costruirono un complesso sistema di canali, punteggiato di templi, nell'aria delle lagune a sud di Tulum. Quest'opera è tutelata nella Riserva della Biosfera Sian Ka'an, l'unico tratto di costa caraibica rimasto fuori dallo sviluppo edilizio.

Sian Ka'an (che significa dove comincia il cielo) racchiude 100 km di spaggia, due baie, lagune salmastre e d'acqua dolce e la Penisola di Allen. Entrato nel Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco, accoglie parecchie migliaia di abitanti, in gran parte di origine maya.
Una strada sterrata percorre tutta la penisola proseguendo accanto a spiagge incantate, su ponticelli e attraverso la fitta giungla. Le barche scivolano lente accanto a nidi di aironi, gruppi di tartarughe nuotano vicino a rovine maya mentre le guide narrano le origini di Sian Ka'an. Punta Allen è abitata da poco meno di 400 persone, molte delle quali vivono della pesca di aragoste e offre un ambiente tranquillo che ricorda i Cayes del Belize. A 400 metri dalla costa c'è anche una barriera corallina che può regalare esperienze fantastiche agli amanti delle immersioni e dello snorkeling.
Novantacinque km a sud di Tulum si trova Felipe Carrillo Puerto, un tempo conosciuta come Chan santa Cruz e come quartier generale dei ribelli maya. L'antico nome deriva da una croce di legno posta in un cenote che nel 1849 cominciò a parlare dicendo ai maya che erano il popolo eletto esortandoli alla lotta contro gli spagnoli. La croce guidò la rivolta per otto anni fino alla presa della fortezza di Bacalar. Oggi Carrillo Puerto è il simbolo dell'orgoglio maya; la
croce parlante venne custodita per anni nella giungla e, solo dopo l'accordo col governo messicano, venne riposta nel suo santuario, ancor oggi meta di pellegrinaggio, specialmente il 3 maggio, giorno della Santa Croce.
La parte meridionale della Riviera maya è ancora incantevole ma si teme che nei prossimi cinque anni possa trasformarsi come Cancun e Playa. Ancora oggi la costa sembra un autentico angolo di paradiso, con distese di spiagge di sabbia bianca ombreggiate da palme e bagnate dalle acque verde giada dell'oceano.


Xcalak sembra un villaggio da cartolina con le tipiche casette in legno dei caraibi, le barche dei pescatori in riva al mare, palme ondeggianti e qualche pigro pellicano sulla spiaggia. Qui si prova ancora l'ebrezza di camminare per stradine polverose e bere una cerveza ghiacciata mentre osservate le fregate spiccare il volo sulle acque verdi e trasparenti delle lagune; esplorare la palude in kyak attraverso foreste di mangrovie; ammirare la barriera corallina del Banco Chinchorro o semplicementi dondolarsi al sole su un'amaca.
La Laguna di Bacalar, un grande lago turchese d'acqua dolce e cristallina, con fondali di sabbia bianca e luccicante, è una bellissima sorpresa in questa regione di aspra roccia calcarea e giungla. La costera, detta anche Calle11, si snoda verso sud costeggiando le rive del lago dalla cittadina di Bacalar fino alla caretera 307, all'altezza del Cenote Azul, una piscina naturale profonda 90 metri a soli 200 metri dalla statale.
Da lì, andando verso sud, ci si dirige verso la terra di nessuno, la zona che separa il Messico dal Belize. Ma questa è un'altra storia, un altro viaggio.

Hasta luego amigos!


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