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Reportage America > Racconto_di_Viaggio_-_Bahamas_-_Max_e_Dodò_-_2006
Bahamas - Eleuthera e Long Island
Aprile 2006
Max & Dodò
- prima parte-
Il viaggio alle Bahamas è nato quasi per caso. Non era una destinazione che avevamo in mente... dopo le Maldive pensavo che saremmo andati alle Seychelles, Los Roques, forse le Isole Vergini; poi, un po' per il periodo favorevole (Aprile 2006), un po' per la curiosità innescata dalle poche frammentarie notizie trovate a fatica su internet, un po’ per la voglia di non fare un viaggio “solo spiaggia e mare” ma un po’ itinerante, abbiamo optato per le Bahamas.
Ero un po’ prevenuto, forse per la eccessiva vicinanza all’America (un’ora di volo da Miami) e per la sensazione che fossero un po’ troppo turistiche (ed americanizzate), ma alla fine non siamo stati affatto delusi!!!
Qualche informazione di base prima di raccontare il viaggio.
Viaggio totalmente organizzato “fai-da-me” via internet, senza difficoltà se non per la prenotazione di qualche volo interno per gli spostamenti tra le isole, poiché la compagnia aerea Southernair ( www.southernaircharter.com) non consente la prenotazione via internet, ma solo via mail/fax. Tramite Bahamasair ( www.bahamasair.com) è, invece, possibile prenotare sul sito online.
Due settimane in due isole: la prima ad Eleuthera (pronuncia Elutra), tra le isole a nord delle Bahamas, orientativamente all’altezza di Key Largo e Key West in Florida, la seconda a Long Island (da non confondere con quella vicino New York), sud delle Bahamas, verso Turks and Caicos. Altre isole delle Bahamas che mi sento di consigliare, ma non abbiamo visitato: Exuma e Abaco.
Magari i più lo sanno, ma credo sia utile dare qualche delucidazione in più su questo arcipelago e dire anzitutto che è formato da circa 700 isole (di cui circa 30 sono abitate), visto che mi sono accorto che molti conoscono solo Grand Bahama e New Providence (con la capitale Nassau, famosa per lo più per i film di James Bond...). Tra l’altro, anche Turks and Caicos da un punto di vista “geografico” fanno parte dello stesso arcipelago, anche se dal punto di vista turistico sono considerate come isole a sé.
CLIMA: alta stagione da dicembre a metà/ fine aprile, in quanto da maggio inizia la cosiddetta stagione delle piogge con il periodo a maggior rischio uragani nei mesi da luglio a settembre. Nei mesi invernali (gennaio-febbraio) anche se il sole è pressoché garantito (ma non si può mai dire...) la sera fa freschetto e l’acqua è piuttosto freddina (suggerita la muta anche per lo snorkeling); a mio avviso il periodo in cui siamo stati noi è ottimale (forse anche da fine marzo), l’acqua era calda, il tempo è stato ottimo salvo un giorno un acquazzone pomeridiano, qualche nuvola passeggera gli altri giorni che faceva anche piacere. Più ci si sposta verso sud e meno sono le precipitazioni (almeno questo dicono le statistiche, ma in effetti il tempo nell’isola a sud la seconda settimana è stato molto bello nonostante nel nord delle Bahamas le previsioni dessero temporali sporadici tutti i giorni...).
Volo British Airways che abbiamo preferito a tutte le altre soluzioni perché, dopo lo scalo a Londra, vola diretta a Nassau. Come già per il viaggio di nozze in America (andata su San Francisco e ritorno da Los Angeles) ci ha soddisfatto per puntualità e buona comodità nella classe economica (almeno per noi che non siamo altissimi). Dopo circa 8.30 ore di volo da Londra, alle 14.20 arriviamo finalmente a Nassau dove scopriamo (solo lì), meravigliati, che non tutti i passeggeri scendono, l’aereo fa scalo e proseguirà poi per Providenciales (Turks and Caicos)... peggio per loro, noi intanto siamo arrivati!!!!
Dopo il disbrigo piuttosto veloce alla dogana, andiamo alla ricerca di un taxi che ci porterà al porto di Nassau dove abbiamo prenotato due posti sul “ferry veloce” ( www.bahamasferries.com) in partenza alle 16.45 che, in un paio d’ore, ci porterà ad Eleuthera. All’aeroporto mi rendo conto che avremmo fatto in tempo a prendere l’unica coincidenza aerea possibile per Eleuthera (partenza alle 15.30) che in soli 30 minuti ci avrebbe portati a destinazione: avevo scartato questa ipotesi sia per prevenire eventuali ritardi nel volo (1h per la coincidenza mi sembrava un po’ stretta) sia perché dopo quasi nove ore di volo non ci dispiaceva andare per mare... e poi avremmo avuto modo di dare una sbirciatina a Nassau dal taxi. La Nassau che scorgiamo dal taxi ci appare in effetti come la immaginavo, ossia una sorta di Las Vegas in mezzo al mare, con alberghi di grandi dimensioni con casinò annessi (il più famoso è l’Atlantis che si vede da ovunque, si trova su Paradise Island l’isola collegata a Nassau da un ponte che sembra un’autostrada...) nella via principale negozi di Gucci, Fendi, Bulgari, palazzine tipo le nostre, navi da crociera immense ormeggiate al porto che scaricano maree di turisti... non è questo che cercavamo quindi sono contento di aver scelto di non passare nemmeno una notte a Nassau e di proseguire immediatamente per le cosiddette “Family Islands”, ossia le isole non contaminate dal turismo di massa!!! Per onestà va detto che circa il 90% dei turisti delle Bahamas si fermano a Nassau attirati da divertimento, mondanità e business, noi come avrete capito facciamo parte del restante 10%.
Anche il Bahamas Ferry si rivela puntuale, ed alle 16.45 parte carico più di locali di ritorno alla propria isola che di turisti come noi. Il viaggio in ferry è tranquillissimo, il mare è liscio come olio e la prima caratteristica che noto è che non è più alto di qualche metro per tutto il tragitto, è come se una secca lunga diverse miglia scorresse sotto di noi fino a quando non arriviamo quasi al tramonto a Governor’s Harbour, porto di approdo nonché capitale di Eleuthera.
Al primo impatto queste isole non sono certo confrontabili con la sensazione di paradiso terrestre che dà l’isolotto delle Maldive, ma questo già lo immaginavo (faccio confronti con le Maldive perché so che molti sono interessati...): dall’esterno l’aspetto è simile alle isole del mediterraneo, molto verde, diversi tratti con scogliere.
Vedo il molo di approdo, sposto lo sguardo poco in là e la prima cosa che penso è “se questa è la capitale, figurati come sono gli altri paesi dell’isola...”, praticamente una decina di case !!!
Sul molo ad attenderci una nutrita folla di persone, praticamente tutte di colore salvo qualche rara eccezione (dimenticavo di dire che l’85% della popolazione locale è nera/mulatta per via degli incroci), che aspetta parenti e qualche turista. Scendiamo a terra, mi guardo in giro aspettando che si avvicini qualcuno per consegnarmi la macchina: mi si avvicina una signora locale che mi chiede conferma del mio cognome e mi chiede se vengo dall’Italia, quindi mi indica la jeep, mi dice che le chiavi sono dentro e mi saluta. Avete capito bene: niente pezzi di carta da firmare, niente documenti, niente soldi in anticipo, non mi ha neanche chiesto quando e dove avrei riconsegnato la jeep. Solo più tardi capirò che la signora in questione era la proprietaria della macchina e che, per guadagnare qualche soldo in più, rinunciava alla disponibilità della jeep per la settimana e la dava ai turisti. La jeep: tipo Suzuki piccola, aperta e non chiudibile nella parte posteriore (mi sono da subito chiesto come avremmo fatto se avesse piovuto... e come avremmo fatto dovendoci portare sempre tutto appresso - pinne, maschere, borse, telecamera, etc… - non potendo chiudere la macchina, solo più avanti leggerete qual è la risposta), piuttosto malandata, ma farà il suo dovere per tutta la settimana portandoci su alcune strade piuttosto disconnesse dell’isola.
Provo a descrivervi cosa significa passare una vacanza alle Bahamas fuori dal circuito turistico... questi posti ci hanno conquistato, ma allo stesso tempo mi rendo conto che le Bahamas non sono il luogo ideale di vacanza adatto a tutti.
Vi elenco gli aspetti principali che incontrerete, e se le cose che “mancano” che adesso vi elencherò saranno per voi aspetti positivi allora probabilmente quando passerò alle cose che “ci sono” avrete buone probabilità di considerarle tra le vostre prossime possibili destinazioni di viaggio:
Non ci sono villaggi turistici (salvo rare eccezioni), o meglio non ci sono più: c’erano una volta il Club Med ed il VentaClub ad Eleuthera, ma a seguito dell’uragano Floyd del 1999 il cui epicentro è passato sopra l’isola sono stati distrutti e mai ricostruiti. Di recente costruzione il Cocodimama Charming Resort, carino, centrale e su una bella spiaggia dal lato caraibico, gestito da italiani. Più esclusivo, The Cove vicino Gregory Town. A Long Island si trova uno tra i più esclusivi resort delle Bahamas ( www.capesantamaria.com), veramente molto bello e tranquillo, sofisticato e ben gestito, su una spiaggia fantastica. Unica alternativa lo Stella Maris ( www.stellamarisresort.com), gestito da tedeschi, anch’esso bello ma senza spiaggia, famoso più per i sub che si recano li per poi partecipare allo “shark feeding” che per altro. Comunque, a mio avviso, non ha senso spendere tanti soldi a notte per una camera in uno di questi resort perché non è così che si entra in sintonia con le isole, ma girando ed entrando in contatto con le persone del luogo, cercando spiagge nuove ogni giorno. L’affitto di una villetta sul mare è la soluzione che consiglio vivamente !!!
Non ci sono servizi sulle spiagge: a meno che non andiate in uno tre dei villaggi di cui sopra, scordatevi non solo lettini e ombrelloni, ma anche bar/ristoranti o chioschi di qualsiasi genere dove rifocillarvi o dissetarvi. Compagna indispensabile una bella borsa termica dove portare da bere (magari una buona KALIK, la famosa birra delle Bahamas) e qualcosa da mangiare magari preso ad un Take Away lungo la strada (sempre che lo troviate aperto). Quanto sopra significa anche che non c’è nessuno che pulisce le spiagge, quindi potreste trovare alghe, tronchi, alberi interi sradicati dalla forza dell’uragano ed ancora sulla spiaggia, ma anche secchi di plastica, taniche, lampadine…..ciò non toglie che la maggior parte delle spiagge che abbiamo visto erano pulitissime.
Non ci sono discoteche, locali alla moda, e nemmeno ristoranti chic se non qualche rara eccezione ad Harbour Island
Non ci sono alimentari come li intendiamo noi, le Grocery (in genere una per paese) sono tipo supermercati che vendono generi alimentari e non, con per lo più scatolame vario ed una marea di bevande di tutti i tipi, per quelle c’è l’imbarazzo della scelta (in genere state attenti alle scadenze, considerato il basso flusso turistico è frequente trovare sugli scaffali prodotti scaduti); i prezzi del mangiare sono piuttosto elevati, mentre le bevande, tutte rigorosamente fredde, costano relativamente poco; cucinarsi a casa (non che ne avessimo voglia….) è sensibilmente sconveniente ed è difficile trovare qualcosa di commestibile se non pesce/pollo da fare alla griglia, quindi siamo sempre andati a cena fuori spendendo sempre cifre ragionevoli (tra i 25$ e i 40$ in due). Tuttavia va detto che l’igiene non è in cima alle preoccupazioni della popolazione bahamense: se siete schizzinosi, la cucina locale non fa per voi. Noi comunque non abbiamo mai avuto alcun problema di tipo intestinale. Abbiamo trovato molto buoni i dolci della bakery di Governor’s Harbour, nonostante a vederla da fuori sfido chiunque ad essere invogliato ad entrare.
Non ci sono italiani, l’unico che abbiamo incontrato in due settimane è stato un ragazzo siciliano che lavorava al Cocodimama: ci è sembrato non gli paresse vero scambiare due parole in lingua madre.
Se le cose sopra non vi hanno demoralizzato, potete passare al resto.
Il mare: è bellissimo ed è molto vario, penso di aver visto tutte le possibili sfumature di colore, dal blu al turchese al verde al trasparente puro (bianco); qui il fenomeno delle maree è molto forte (circa un metro e mezzo), ci sono addirittura dei siti con le previsioni degli orari dell’alta e della bassa marea nel versante atlantico ed in quello caraibico. Utile da conoscere perché alcune spiagge rendono di più con la bassa marea, alcune addirittura scompaiono con l’alta marea.
Le spiagge: alcune spiagge sono sicuramente al livello delle Maldive. Immaginate spiagge di tutte le dimensioni, alcune lunghe miglia, altre piccolissime, tutte praticamente deserte!!!!! Sulla maggior parte di queste spiagge abbiamo visto un paio di persone in tutto il giorno, in diversi casi non si è mai visto nessuno o al limite qualcuno è passato per fare una passeggiata. Spesso le uniche impronte che vedrete saranno le vostre… la sensazione che si prova di essere su un’isola deserta è stata molto più forte rispetto alle Maldive, il posto è veramente selvaggio e incontaminato, e non c’è stato giorno che non mi sia chiesto come sia possibile che praticamente ad un’ora dalla Florida e da Miami posti così belli non siano presi d’assalto!!! La risposta che ho trovato è probabilmente nella semplicità e nella quasi totale mancanza di servizi al turista, motivo per cui sono preferite altre mete vip come le isole Vergini o le Cayman.
La sabbia è corallina ed è fredda, come quella delle Maldive….solo che è diversa da spiaggia a spiaggia, su alcune bianca e farinosa, su altre più granulosa e spessa.
Su diverse spiagge si vedono ancora i resti dell’uragano Floyd, alberi immensi sradicati e trascinati dal mare al margine della spiaggia, è incredibile la violenza che devono scatenare questi uragani!!!!
A differenza di quanto pensavo alla partenza, le spiagge più belle sono sicuramente quelle dal lato atlantico, spesso sono protette dalla barriera corallina più al largo dove si infrangono le onde, e sulla spiaggia arrivano decisamente più morbide rendendo piuttosto calmo il mare in prossimità della spiaggia.
Entrambe le isole inoltre sono lunghe e poco larghe, per cui è semplice e rapido spostarsi da un versante all’altro, così che si può vedere una spiaggia al mattino e poi magari un’altra al pomeriggio, oppure cambiare versante per cercare la zona più ventilata… se da un lato è mosso, dall’altro è certamente calmo.
Va detto per onestà che dovete mettere in conto che di giorno in giorno, andando alla ricerca delle spiagge, vi potrà capitare di fare qualche passaggio a vuoto come accaduto a noi (magari perché una spiaggia per via dei venti è piena di alghe, oppure perché non fate in tempo a mettervi la crema che il profumo attrae mosche/vespe/animaletti vari, oppure semplicemente perché “non è bella come la immaginavate”): no problem, due passi, un salto sulla jeep e via alla ricerca della prossima spiaggia !!!!
Reef e fondali: praticamente quasi tutto il perimetro delle isole è circondato da reef (per lo più inesplorato, vista la densità di popolazione/turisti e le miglia di costa a disposizione), anche qui secondo la mia esperienza più belli dal lato atlantico, anche se devo ammettere non facilmente accessibili per via del mare e delle correnti.
Bisogna trovare le giuste condizioni tra distanza dalla spiaggia e zona protetta. Fatto sta che facendo molto meno snorkeling che alle Maldive, ho finalmente visto le tartarughe (in più posti), molti coralli, barracuda, trigoni, diversi banchi di quei pesci che si muovono tutti insieme dando vita a diverse forme (vedi Nemo), altri pesci diversi anche se meno colorati e numerosi che alle Maldive.
Conchiglie: uno dei passatempi più piacevoli è lo “shelling”, ossia passeggiare su queste spiagge deserte alla ricerca di conchiglie di tutte le forme e dimensioni (alcune arrivano ai 30 cm di lunghezza, il famoso “Conch”, una specie di vongola gigante peraltro spesso servito a cena in tutte le possibili salse, fritto, crudo, nell’insalata….!!!). E poi la cosa bella è che si possono anche portare via (così ci avevano assicurato d’altra parte gli americani ma noi a dire il vero per sicurezza le abbiamo seminascoste in valigia, non si sa mai), e siamo tornati con una decina di conchiglie piuttosto grandi più diverse conchiglie piccole. Dopo tutto ce ne sono talmente tante, che è un peccato lasciarle li….
Accessibilità e orientamento: come detto entrambe le isole sono strette e lunghe, attraversate da un’unica strada (Queen’s highway) in tutta la loro lunghezza, con varie diramazioni a destra e sinistra per andare alle spiagge e con qualche micro paesino ogni tanto. Perdersi è impossibile, dovrete solo stare attenti a non investire qualcuno dei tanti “kamikaze chicken” che in particolare ad Eleuthera attraverseranno la strada senza troppi accorgimenti!!!!
Soprattutto ad Eleuthera trovare la spiaggia che state cercando non è semplice, considerata la quasi totale assenza di indicazioni: per questo vi daranno una mano le preziose indicazioni con tanto di miglia da percorrere che potete trovare a questo indirizzo, www.discover-eleuthera-bahamas.com. Sempre che, come a noi, dopo esserci stampati tutto il necessario, non vi capiti una jeep con il contamiglia rotto e, allora, è un bel divertimento… poco male, faticherete un po’ di più e svilupperete il vostro senso di orientamento!!!!
Le strade che si allontanano dalla via principale sono piuttosto dissestate e sterrate, con buche “significative”, per cui ad Eleuthera la jeep è fortemente consigliata!!!
Ma la cosa fantastica è che qualunque sia la spiaggia, arriverete con la vostra jeep (probabilmente l’unica macchina in giro, vi sfido a trovare più di due macchine ovunque andrete…) ad un passo dalla spiaggia; il sentiero/strada termina a ridosso della spiaggia o della duna, potete praticamente posteggiare ad un passo dall’acqua!!!!
La gente del posto: splendida, per non dire unica!!! Una popolazione che ci ha stupito per mille motivi. La prima cosa che noterete guidando alle Bahamas è che praticamente da qualsiasi macchina incrocerete lungo la strada, vedrete il guidatore dall’interno che vi saluterà con un cenno del braccio o della mano (beh, ricambiate!!!). La stessa cosa vale per la gente per strada, che anche se sta lavorando o chiacchierando probabilmente sentendo la vostra macchina arrivare, interromperà quello che sta facendo per mandarvi un saluto. Se vi fermate a chiedere un’informazione oppure a comprare qualcosa, aspettatevi che “attacchino bottone” per scambiare due chiacchiere su da dove venite, come vi sembra Eleuthera, dove alloggiate o per raccontarvi quanti figli o fratelli hanno.
Tanto per raccontare alcuni episodi, mi viene in mente quando ci siamo fermati in un desolato incrocio a Long Island per comprare due sandwich e tentato di entrare in un baretto che risultava chiuso, abbiamo visto uscire il proprietario del negozio di fronte che si è avvicinato, ci ha chiesto cosa ci serviva e ci ha accompagnato qualche metro più in là indicandoci lo Zia’s Take Away, chiamando la padrona e facendoci compagnia nei 5 minuti che abbiamo aspettato la preparazione dei sandwich; o ancora quando, al termine della seconda settimana a Long Island e di ritorno a Nassau, avevamo circa 6 ore di “buco” da passare in aeroporto in attesa della coincidenza del volo internazionale per Londra… beh, le figlie del proprietario del resort a Long Island, mai viste e conosciute, sono venute all’aeroporto a prenderci (ci hanno salutato con abbracci e baci come se ci conoscessero da anni) e ci hanno portato a fare un giro per Nassau facendoci trascorrere piacevolmente le ore che ci separavano dal check-in (rinunciando ad un pomeriggio di sabato dove avranno avuto probabilmente molto meglio da fare, voi avreste fatto altrettanto?! Per quanto mi riguarda, non credo, ad esser sincero…).
Un’altra caratteristica da evidenziare è nella dignità di queste persone: nonostante siano tutt’altro che ricchi, in due settimane nessuno mai ci ha chiesto l’elemosina, mai ha insistito affinché comprassimo qualcosa o ha chiesto qualcosa in cambio di una foto/ripresa (provate ad andare a Cuba…). In alcuni casi dove leggerete un cartello “shop” vi accoglieranno a casa loro, dove in un angolo vedrete un tavolino con sopra borse e cappelli di paglia, e vi accorgerete della povertà…
Per non parlare poi della religiosità: mai viste così tante chiese come a Long Island, di tutte le religioni possibili. Praticamente lungo la strada, qualsiasi frazione incontrerete, spesso formata da due case, avrà anche la sua chiesa, se non due!!! Vanno a pregare tre volte a settimana, anche alla sera tardi ed in alcuni casi c’è il pulmino che li prende e li riaccompagna a casa: molti non possono permettersi la macchina, per cui vi capiterà di frequente di incontrare lungo la strada persone in bicicletta o addirittura a piedi… beh, se ve lo chiedono dategli un passaggio!!!
La semplicità, la libertà, la tranquillità e la sicurezza di Eleuthera e Long Island: delinquenza zero!!!
Ricordate la jeep che non si chiudeva ed il timore di doversi accollare sempre tutto? Beh dopo il primo giorno abbiamo capito, tutti lasciano le macchine aperte, in alcuni casi accese, anche con le cose dentro, e poco a poco ci siamo abituati all’idea, ed è filato tutto liscio!!
Pensate che il giorno che abbiamo dovuto lasciare la jeep ad Eleuthera in quanto partivamo per la seconda settimana a Long Island, ci hanno semplicemente detto di lasciare la macchina nel parcheggio dell’aeroporto con le chiavi attaccate ed i soldi (350 $ !!!) al banco del check-in, sarebbero passati in serata… Il tutto senza che ci avessero mai chiesto uno straccio di documento o anticipo o carta di credito.
I confini delle proprietà, anche di ville molto belle, non hanno mai recinzioni o muri, raramente cancelli all’ingresso: riesci ad individuare dove finisce la proprietà di una villetta magari dal giardino un po’ più curato, o da qualche conchiglia che ne delimita il confine.
Magari lungo la spiaggia si può incontrare qualche cartello su una palma con la scritta “private property” o “no trepassing”, niente di più!!!
Quando siamo arrivati a Long Island al King's Bay Resort e il signor Kingsley ci ha mostrato la camera, non ci ha dato nemmeno le chiavi della camera… ma ormai eravamo alla seconda settimana, la cosa non ci ha sfiorato affatto!!!
Credo di aver visto un’unica stazione di polizia in ciascuna isola (ma del poliziotto nemmeno l’ombra…) e la prigione di Long Island ha 2 celle (vuote)!!!