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Tunisia - Medina di Sfax
Febbraio 2009
Marisa
Eccoci, ci risiamo: il solito viaggio di lavoro che deve essere concentrato nel minor tempo possibile e con il massimo dei risultati.
Ma io mi so organizzare… Sono un mostro in questo senso: se di giorno non ho tempo, l’alba offre un sacco di alternative!
La tappa a Sfax mi gratifica di una giornata di sole veramente primaverile: alle 7 di mattina parto in avanscoperta.
Ho pensato di fare un giro alla Medina.
Quella di Sfax non è certamente curata come a Tunisi ma è forse più vera e “popolare”. Qui quasi nessuno cerca di attirarti nel suo negozio, le donne in costume tradizionale sono ancora molte e i negozi di artigianato locale vendono cose veramente uniche e, soprattutto, autentiche.
Ma io ho pensato di cercare gli angoli nascosti del Suq, quando ancora tutto è deserto e i vicoli stretti appaiono all’improvviso: di giorno non si vedono gli antichi portoni borchiati, c’è la gente a fiumi e nemmeno riesci a farti strada, ci sono un sacco di profumi che distraggono e incuriosiscono.
Alle 7 in punto ero già fuori dall’albergo e attraverso il viale principale di Sfax: solo 200 metri mi separano dall’ingresso secondario della Medina: non c’è davvero nessuno e la luce rosata del primo sole is infrange sulle alte mura della cittadella. E’ strano, sono sola ma non ho paura. E’ come se fossi in un deserto vero: mi sporgo dalle murate attraverso le antiche feritoie e mi sembra di essere il Tenente Drogo che guarda sul suo deserto dei tartari. Qui la sabbia non c’è ma il silenzio è irreale e impensabile fino al pomeriggio prima quando sono andata a fare spese dal mio venditore ufficiale di djellaba!
Cerco di imprimermi i punti di riferimento principali per evitare di perdermi e mi butto all’interno:
Solitamente le botteghe invadono con i loro banchetti quasi tutto lo spazio disponibile per il passaggio ma adesso non c’è nessuno e sono libera di curiosare: ci sono gli ingressi della moschea e I giardini di palme all’interno del porticato. Non posso entrare ma dall’alto riesco a dominare il cortile. Ci sono pochi passanti e a qualcuno sussurro un “sabah l-kheir” a mezza bocca raccogliendo un sorriso.
E’ bellissima quest’ora del mattino.
Nelle case fatiscenti della Medina si sentono i rumori di ogni giorno, soprattutto bambini che ridono, piangono o chiamano a gran voce. Sono i ritmi di una vita completamente diversa dalla nostra eppure che sento vicina: c’è pace e tranquillità e il sole piano piano invade i vicoli stretti con le porte borchiate, qualche finestra azzurra e i gatti, a decine.
Arrivo al mercato della frutta e c’è già qualche venditore un po’ assonnato che sta scaricando il suo carretto. Faccio la spesa con quattro spiccioli e duecento sorrisi, solo perché parlo qualche parola di Tunisino. Dopo i convenevoli il fruttivendolo parte in quarta con un discorso infinito ed è inutile spiegare che il mio arabo non arriva fino a lì.
Continuiamo a ridere come due stupidi e chissà che mi avrà detto?!?!? Me lo chiedo ancora adesso.
Oltre alle banane che ho comperato, mi rifila un paio di arance e faccio colazione così, su una panchina di fronte all’ingresso principale, seduta al sole, gustandomi gli spicchi dell’arancia più buona dell’universo , guardando il mondo che si risveglia.
Che bello se la vita fosse così, fatta di arance e sorrisi, di saluti e luci rosate.
Che bello…