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Sharm El Sheikh - Iberotel Grand Sharm
Habibi - Storia di due cuori
Agosto 2007
SeaLove

Raccontare un viaggio a Sharm non è certamente una novità e tante cose saranno scontate. Cercherò quindi di mettere in rilievo le emozioni, le passioni, i sentimenti che mi hanno accompagnato in questo ultimo ritorno a casa.

Il Viaggio
Sono qui seduta nel mio posto "J" espressamente richiesto per non perdermi nemmeno un attimo dell'avvicinamento alla mia meta. Sono letteralmente attaccata al finestrino e quando appare la costa di El Alamein non tolgo gli occhi un attimo: sotto di me si srotolano le sabbie delle spiagge mediterranee e si mischiano piano con quelle del deserto.
Passiamo leggermente a sud del Cairo e il Nilo è il mio filo di Arianna.
Manca poco ormai. Vedo già il canale di Suez e non riesco a stare ferma al mio posto.
L'aereo inizia ad abbassarsi di quota e io cerco nel blu del cielo e del mare, i miei punti di riferimento. Ecco i primi isolotti corallini sulla punta del Sinai e poi in un tramonto colorato di rosa, vedo il porto, Sharm El Maya, El Fanar, Naama.
E, all'improvviso, quasi dal nulla, Tiran.
Sembra affiorare dalle nuvole con le sue cime rosee o forse galleggiare morbida su un cuscino di spuma.
E' lì, la vedo bene, mi aspetta, mi accoglie quasi nel suo abbraccio rosato.
Poi, una virata... e sono arrivata a casa.
E' strano sentire ogni volta quel formicolio piacevole che ti solletica le mani, quell'ansia leggera che prende chi è in ritardo ad un appuntamento galante, quel bisogno irrefrenabile di sorridere a tutti quando, finalmente, esci dall'aeroporto.
Sono arrivata.
Sono qui.
Sono a casa.

L'Hotel
All'Iberotel Grand Sharm c'ero già stata lo scorso anno ed è inutile dire che si ricordano di me. Sono
Latifa wa mabsuta e gli abbracci sono sinceri, i sorrisi si sprecano, le mani si stringono e non vogliono lasciarsi più.
Tranquilli.
Ci sono due settimane intere per parlare, raccontarsi, chiedere e spiegare.
Ismaiel, Ehab, Azim, Hamada, Mohamed, Reda... finalmente vi ritrovo.
Solo Ali non c'è: ha cambiato lavoro ed è andato a Marsa Alam. Peccato: ho perso un amico o forse ne ho acquistato qualcuno. Sapendo che arrivavo, Ali ha dato disposizioni ai suoi colleghi: l'asciugamano a forma di cuore mi attende ogni giorno sul solito lettino vicino al bar così non devo stancarmi troppo per andare a prendere da bere; i fiori freschi che ogni giorno i giardinieri scrupolosi lasciano al al mio posto; e poi i massaggi ai piedi, l'acqua di rose gelata, le fragole e il melone profumato come spuntino.
E' un reato sentirsi per quindici giorni una principessa?
Trovare in camera petali di ibisco a forma di cuore, asciugamani morbidi come cigni, bigliettini sul cuscino con l'augurio per una buona notte.
E il buongiorno ogni giorno diverso: di luce, di miele, di panna.
«
Sabah An-nur» «Sabah Al-Hazel» «Sabah Al-ful»
Tutto è perfetto qui e in quest'oasi di pace e relax passo le mie due settimane, tra mille coccole e un po' di imbarazzo perchè non sono abituata a farmi viziare in questo modo.
I sorrisi che ricevo però tacitano la mia coscienza: sono sinceri e senza secondi fini.
Sono veri.

Gli Amici
Ritrovare gli amici è una delle cose che mi spingono a tornare spesso.
Quando il telefono non basta, quando la posta elettronica comincia ad essere troppo fredda, quando la nostalgia diventa solitudine, allora devo andare.
Simone è l'Amico, quello con la A maiuscola, con l'abbraccio più caldo del mondo, gli occhi che sorridono quando mi ritrova, le parole che corrono veloci come se non bastassero mai.
Questa volta ci siamo visti poco perchè agosto è un mese di lavoro duro per chi non è vacanza. Eppure incontrarlo anche per poco mi fa sentire bene.
Piccolo Principe caduto da non so quale asteroide ma che ho la fortuna di ritrovare e rivedere, non come l'aviatore di Saint-Exupery che incrocia solo una volta il cammino col suo!
Ti vedo Simo, con la paura di perdere la passione e con la domanda eterna che ti poni sempre:
«Resterò qui?!»
Ho la certezza che non ti perderò mai qualsiasi cosa dovesse accadere e questo mi basta.

Ismaiel è la guida preziosa di queste vacanze: con la sua figura dinoccolata e i suoi occhi di velluto che mi cercano sempre, sperando che io stia bene.
E quelle lacrime trattenute dell'ultimo giorno, quell'evitare di guardarci perchè altrimenti avremmo dato sfogo al nostro pianto comune.
E quel denaro che lui teneva in mano senza volerlo accettare perchè era un mese di stipendio e che continuava a passare tra le sue mani e le mie prima che una trattativa da ONU fissasse i termini di questa mancia
«Troppo tanta» come diceva lui.

Raffy e Pia: le compagne di una settimana. Viste a Sharm di persona, è come se ci conoscessimo da una vita.
Memorabili le trattative di Raffy con i taxisti in perfetto Egiziano e il suo «Meshi» resterà per sempre trai miei vocaboli preferiti.
Il pomeriggio al
Fanar è stato stupendo!
Mi sono ritrovata a raccontare la mia vita durante una cena al
Melody senza nemmeno rendermi conto che il tempo è un fattore alienabile e del tutto trascurabile quando la compagnia è preziosa.

Mohamed: la sua amicizia è come un vaso di Pandora! Dopo le diffidenze iniziali, tutto prosegue tra noi vecchi amici che si conoscono da anni.
Il suo amore per le canzoni di Jovanotti mi fa ancora ridere e le sue delicatezze nei miei confronti mi commuovono sempre.
Le serate al
Sadiqi o al Mundial a parlare fino allo sfinimento non avranno mai la bellezza di quelle ore incantate passate in mezzo al deserto, di notte, a cercare la mia stella in un cielo da planetario, sdraiati sulla sabbia con il naso all'insù. E mille nomi diversi per le costellazioni che riconoscevo e che, in Arabo, sembravano ancora più poetici.
Peccato per la promessa che, anche questa volta, non ho mantenuto: gli spaghetti non ho potuto cucinarteli perchè a Sharm si trova una camera ad ore, ma una cucina no!!! Gli ho lasciato la pasta Scotti per la prossima volta non senza l'imbarazzo di chi, fatta una promessa, non la può soddisfare.
Grande amico, sempre curioso di conoscere ogni volta qualcosa di me, dell'Italia, del mio lavoro, della mia vita, dei miei affetti. Capace di sacrificare il suo riposo per stare con me, mostrarmi il suo mondo, correggere il mio Arabo, cantarmi canzoni Italiane. Senza pretendere niente in cambio se non, timidamente, una sua foto con me mentre fumiamo il narghile.
Forse non tutti gli Egiziani sono così.
Forse ho trovato l'eccezione: un uomo buono, rispettoso, gentile e corretto.
Un amico vero che conosce il significato di
amicizia e che non lo travisa con nessun altro termine, che resta al suo posto quasi intimidito dalle sue stesse confidenze, che chiede scusa se, per caso, mi sfiora e che non vede una donna sola come terreno di caccia e che spiega, accalorandosi, ai suoi amici, che io sono un'Amica. E' tenero il suo tentativo e mi devo trattenere dal mettergli una mano sul braccio e fermarlo. In fondo noi sappiamo cos'è essere amici, gli altri possono sorridere immaginando chissà che. A me non importa.

Habibi
Ecco, direte... ci siamo. Anche questa c'è cascata!
Ebbene si: a Sharm c'è il mio amore, la mia passione, il mio cuore.
So che è un amore impossibile, che lui non ama solo me, che ci sono molte altre nella sua vita.
Eppure, ogni volta ritorno sperando in un abbraccio, in una carezza, in un incontro, anche se so che non mi potrà mai baciare.
E' un amore assoluto e, almeno da parte mia, per la vita.
Non sono la solita ragazzina diciottenne rapita dal fascino orientale.
No.
Ho 50 anni, sono sposata, ho una famiglia, sono curiosa, affidabile, buona, rispettosa, allegra, tenera e... innamorata.
E' un amore assoluto: vivo per lui, lavoro per raggiungerlo, aspetto per incontrarlo e sogno di averlo sempre accanto.
Fantasie?
Forse.
Ma in un ufficio tra quattro mura, quando le sere sono fredde e il sole un miraggio, che male c'è a sognare?
Ora ricordo: le magiche albe di queste due settimane, ognuna diversa e irripetibile, il profilo infuocato di Tiran nell'attesa che il sole faccia capolino, i voli di mille libellule con le ali di zucchero filato mentre io sono lì, accanto a lui, guardandolo senza parlare e, negli ultimi giorni, con le lacrime agli occhi.
Io lo ascolto, cerco in ogni sfumatura un particolare da rammentare, un rumore da associare al suo ricordo, i colori da trasferire su una sua foto.
Mio Dio!
Come farò senza di lui?
Come resisterò mesi, settimane, giorni, ore, attimi senza vederlo?
E perchè lui non mi ama quanto io lo amo?
Perchè mi lascia partire così?
Perchè non si commuove alle mie lacrime a dirotto?
Perchè non mi bacia come in un film?
...ma come potrà mai baciarmi il mio mare?????

L'addio
Saluto tutti tra sorrisi forzati e commozione, finisco i soldi distribuendo mance, regalo persino uno dei miei telefoni, faccio promesse perchè so di ritornare.
Ora resta la separazione più difficile e compongo il rito che, ogni volta, è il mio addio scaramantico.
Dall'Italia ho portato un sacchettino di carta-paglia. Dentro ci metto: un sasso che ho trovato a forma perfetta di cuore levigato dal mare, una chela di granchio, un pugno di sabbia del deserto, un fiore rosso di ibisco, una conchiglia chissà, forse rubata a un paguro. Prendo maschera e pinne e alle 7 raggiungo il pontile.
A quest'ora non c'è nessuno: il mare è piatto come una tavola, il sole splende già su Tiran e le libellule volano sui fiori quasi svegliarli col rumore delle ali.
Ho un po' di paura perchè sono sola e non sono molto brava nel nuoto ma il sacchettino è qui, nella mia mano, scotta quasi e al mio rito non ci rinuncio!
Scendo la scaletta, entro in acqua, metto la maschera e... Dio!
Che meraviglia!
L'acqua è cristallina, limpida e trasparente; non c'è sospensione di plancton o pulviscolo.
Tutto è nitido, pulito, colorato.
I carangidi sono ancora lì fermi sotto il pontile ma è un tripudio di pesci farfalla e angelo reale.
La cernia dalla bocca rossa mi guarda incuriosita e, se potesse parlare, scommetto direbbe:
«Ma chi è che rompe le balle a quest'ora?»
Un pesce palla mascherato fa colazione sul corallo e pesci pappagallo si inseguono giocando a nascondino.
Mi manca il respiro non per la paura perchè non ne ho più, ma per la bellezza e la perfezione che arrivano ai miei occhi.
So dove andare.
Qualche colpo di pinna e poi tranquilla resto ferma ad ammirare il mio amore.
Sono circondata da pesci sergente maggiore che mi accompagnano verso l'altro pontile di sinistra.
E lì lo vedo: alla base del torrione madreporico, splende nel suo verde quasi accecante, un corallo lattuga a forma di cuore.
Sembra ritagliato perfettamente da una mano sapiente.
Ho le lacrime dentro la maschera che mi scorrono lente dagli occhi.
Non posso piangere altrimenti singhiozzo e se singhiozzo... affogo fuori e dentro di me.
Ho il sacchetto, lo libero dalla plastica e, con un'ultima carezza, lo mollo...
Ecco, inizia a sfaldarsi: il mio cuore di sasso precipita subito verso il fondo, la sabbia del deserto si mischia con quella del mare come in un amplesso, l'ibisco rosso fluttua piano destando l'interesse di qualche pesce curioso, la chela di granchio è leggera, non va giù e la conchiglia non la vedo più.
Ma non è tutto.
Nel sacchettino c'era un'altra cosa.
Prima di chiuderlo ho inserito la mia cavigliera di Swarowsky, un omaggio che ho voluto fare alla bellezza del mio amore, alla unicità di questo mare perfetto, alla nostalgia che mi prenderà non appena lascerò questa terra.
E la vedo ora, che scende piano piano, sinuosa nell'acqua come una murena.
La seguo con gli occhi sino a quando, meraviglia delle meraviglie, si posa come un gioiello sul corallo lattuga a forma di cuore!
Adesso piango proprio, non resisto più!
Adesso il mio cuore è lì e chiunque lo potrà vedere a
Paradise, Omm El Seid, a sinistra del pontile.
Sarà lì, per sempre, sperando che le maree siano benigne e che le correnti non siano troppo forti tanto da strappare la mia catenina.
Sarà lì intrappolato, trattenuto, assorbito, accarezzato per l'eternità: eccolo lì il mio cuore su un corallo lattuga a forma di cuore...

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